Arabia Saudita Economia News

La continuità resta l’elemento chiave dell’economia saudita

Di Orlando Crowcroft. The National.ae (25/01/2015). Traduzione e sintesi di Valentina Pelosi.

Il cambiamento richiede tempo e quando la storia tirerà le somme sull’operato di re Abdullah bin Abdel-Aziz lo farà probabilmente tenendo a mente questo detto.

Molto si è parlato del ruolo di prudente riformatore di re Abdullah in seguito alla sua morte avvenuta venerdì scorso e, nonostante l’oscurantismo e il conservatorismo dell’Arabia Saudita, il Paese che il defunto re ha formalmente ereditato nel 2005 è oggi innegabilmente un Paese diverso.

Re Abdullah si trovò a governare un Paese ricco di petrolio ma ampiamente sottosviluppato per altri aspetti, perlopiù chiuso agli investimenti esteri e con un disperato bisogno di alloggi, istruzione e lavoro per i suoi 18 milioni di abitanti. Re Salman eredita un’Arabia Saudita molto migliore rispetto a quella che re Fahd aveva lasciato al fratello.

“[Re Abdullah] ha lasciato un’eredità mista: di riforma ma anche di un avanzamento in punta di piedi. Ma penso che questa sia l’unica via percorribile in Arabia Saudita”, afferma Michael Stevens, vice direttore del RUSI di Londra. Imad Ghandour, l’Amministratore Delegato della società di private equity CedarBridge Partners, si spinge oltre: “Abdullah era un visionario”.

Tuttavia, questo visionario lascia l’Arabia Saudita di fronte ad importanti sfide. I prezzi del petrolio sono calati del 50% da giugno dello scorso anno, arrivando a 50 dollari al barile, colpendo duramente l’Arabia Saudita che ricava l’85% del proprio PIL dal petrolio. La spesa pubblica sarà mantenuta ad un livello simile a quello del 2011, quando il prezzo del petrolio ammontava a circa 110 dollari al barile, aumentando però i timori di un forte deficit quest’anno.

Il recente crollo dei mercati del petrolio ha dimostrato più che mai la necessità per l’Arabia Saudita di ridurre la dipendenza dal petrolio se si intende assicurarsi un futuro a lungo termine. Infatti il 2014 è stato un anno difficile per i sauditi: nella prima metà dell’anno è stata registrata una crescita del 5%, ma il terzo trimestre ha registrato il 2,4% e il quarto appena il 2%, secondo i dati diffusi da Capital Economics.

Tuttavia, nonostante re Abdullah esprimesse chiaramente la necessità di diversificare l’economia del regno, ebbe un successo limitato nel trasformare queste intenzioni in fatti. Infatti, nonostante alcune aperture agli investimenti esteri, il governo ha sempre opposto una burocrazia soffocante e normative per il lavoro arcaiche che hanno scoraggiato l’ingresso delle maggiori società. In termini di quello che ci aspetta, re Salman si trova senza dubbio di fronte a sfide significative, tenendo anche conto dei suoi 79 anni. La maggior parte dei progetti di re Abdullah sono stati lasciati a metà e spetterà a re Salman portarli a compimento – sia che si tratti di progetti di costruzione multimiliardari che la tanto attesa apertura del saudita Tadawul (Borsa). Egli dovrà inoltre cercare di farlo in un momento in cui il petrolio saudita vale una frazione di quello che valeva quando re Abdullah ha proposto le sue riforme.

Ma forse la più grande sfida sarà salvaguardare il futuro di una popolazione in crescita, che è quasi raddoppiata durante il regno di Re Abdullah e continuerà a espandersi. Che sia stato in grado di assicurare il futuro o meno, il defunto re comprese che la via da percorrere per l’Arabia Saudita consisteva in un maggiore impegno a livello globale diminuendo la dipendenza dal petrolio.

Le riforme riflettono il prendere atto da parte di re Abdullah della necessità di diversificare l’economia del Paese in vista dell’inevitabile momento in cui i ricavi petroliferi si esauriranno. Spetterà al suo erede conquistare la vetta che lui aveva appena cominciato a scalare.

Orlando Crowcroft è un giornalista britannico che si occupa di politica internazionale, economia e finanzia per diverse pubblicazioni in Regno Unito, USA e Medio Oriente.

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Roberta Papaleo

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