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Elias Khoury: le prigioniere siriane e il cuore della Siria

Ghada Amer
Ghada Amer

È di ieri uno scritto di Elias Khoury che non si può tralasciare. L’onestà delle sue affermazioni e il coraggio di dire sempre quello che pensa senza essere schiavo di parti fa di quest’uomo un grande della letteratura mondiale.

Credo proprio che la letteratura, che per me si esprime anche in un articolo di giornale, nasca dalla chiareza delle idee e dall’onestà dei sentimenti. Uno scrittore è grande quando sa parlare chiaro e vedere i fatti come effettivamente sono in assoluta libertà con la sensibilità di esporre le cose più delicate e più nascoste che in realtà sono l’essenza della nostra esistenza.

Tutti i media arabi il 17 ottobre hanno celebrato il rilascio dei nove pellegrni sciiti libanesi che da mesi erano nelle mani dei ribelli siriani. Detenuti nella cittadina siriana di Azaz al confine con la Turchia  sarebbero stati prelevati dai servizi segreti turchi dopo il pagamento di un riscatto da parte del Qatar.

Hezbollah, il movimento Amal e il regime siriano loro alleato hanno sventolato le loro bandiere in segno di vittoria  sui ribelli siriani ( mancava la bandiera libanese ma nessuno lo ha notato ) .

Le notizie sono state volutamente rapide e poco dettagliate e nessuno ha parlato delle 128 donne siriane prigioniere rilasciate verso il confine turco o chi sa dove, in cambio dei 9 rapiti libanesi.

Il loro rilascio non è stato celebrato e nessuno ha festeggiato il loro ritorno.

Donne prigioniere, liberate verso un esilio sconosciuto, circondate dal loro silenzio e dal loro dolore. Nessuno sa i loro nomi , donne senza volti e senza nome come se non fossero vittime.

Ecco la grandezza di Khoury, scrive delle donne fatte prigioniere, condivide il loro dolore  muto, i loro volti senza nome che la nobile opposizione del Consiglio Nazionale siriano non si è curata di celebrare.

Non una bandiera per quelle donne imprigionate dal regime siriano e che hanno scontato il carcere, l’umiliazione e sicuramente la tortura in nome del loro appello alla libertà. I loro non sono nomi importanti, forse  mogli di oppositori o forse solo donne del popolo prelevate a forza da cittadine insorte.

Lucido e onesto Khoury dice di non potere fare una colpa di questa crudeltà al regime siriano, all’Iran o a Hezbollah ma considera che le vittime si siano annientate a vicenda con buona pace di un regime sanguinario che raccoglie i frutti della sua politica di destabilizzazione.

Alcuni intellettuali siriani sostenitori della rivolta del popolo siriano avevano scritto del rapimento farsa molto tempo fa ma il il Consiglio Nazionale si indigna e ne scrive solo oggi quando ormai le cose sono già passate.

Intanto le 128 donne sono state lasciate al loro destino con ferite dell’anima e del corpo  che dovranno curare nella più profonda solitudine.

Ed ecco dove il cuore dello scrittore diventa cuore per tutti noi ; queste donne siriane sono la Siria violentata, umiliata, torturata. E’ a loro che va l’onore, è dal loro sacrificio, dal loro silenzio che deve ricominciare la società civile che non ha perso le speranze di vittoria.

Ed io, contagiata dal cuore di Khoury, dico che dalle donne veniamo, per le donne viviamo e grazie alle donne potremo ricostruire un mondo nuovo.

Non è questione di femminismo è solo questione di onestà.