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Iran e Fratellanza Musulmana: quale la minaccia più incombente sui Paesi arabi?

Di Mustafa al-Najjar. Middle East Monitor (22/07/2015) Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Dopo la riunione tra il re saudita Salman con Khaled Meshaal, Capo dell’Ufficio politico di Hamas, si è sollevata una tormenta di critiche da parte delle persone leali al regime egiziano. Pensano che la riunione non serva allo scopo che si è prefisso la politica egiziana, ossia la distruzione dei Fratelli Musulmani. Le critiche sono arrivate fino ad accusare l’Arabia Saudita di lasciare l’Egitto da solo di fronte alla sua “guerra al terrorismo”.

Chi invece appoggia l’avvicinamento dell’Arabia saudita con Hamas, vede quest’incontro come un primo passo verso la mobilitazione di tutte le forze sunnite della regione contro il progetto espansionistico iraniano. Tentativo vieppiù importante dato il recente accordo nucleare tra l’Iran e i Paesi del 5+1. Questo accordo ha accresciuto l’ansia nella regione. Si teme una  diffusione dell’influenza iraniana e un appoggio internazionale agli alleati iraniani nei conflitti in Siria, Iraq e Yemen.

Il disaccordo tra Egitto e Arabia Saudita riguardo la loro visione politica sulle problematiche regionali quali la crisi siriana, la guerra in Yemen, la Libia, la questione palestinese e l’Iraq è sempre più evidente.

Dopo l’accordo iraniano sul nucleare però, è necessario che queste divergenze vengano sistemate. Il disaccordo tra i due Paesi affonda le sue radici nella posizione di ognuno rispetto all’Iran e ai Fratelli Musulmani. Il governo egiziano vede i Fratelli Musulmani come una grandissima minaccia che sta cercando di eradicare, mentre la questione iraniana non sembra disturbarlo più di tanto.

Le tensioni si sono inasprite tra il Cairo e Riyad quando la visione egiziana su problematiche quali la Siria è andata a scontrarsi con quella degli iraniani e dei russi. Teheran e Mosca insistono perché Bashar al-Assad rimanga al potere. Inoltre l’Egitto si è mosso in modo  unilaterale rispetto alla situazione in Yemen, con rammarico dei Sauditi. Questi hanno interpretato l’atteggiamento egiziano come un opporsi alla loro visione della soluzione alla crisi e un ostacolo all’arresto dell’espansione iraniana, capeggiata dagli Houthi e dall’ex presidente Abdullah Saleh. Inoltre, anche gli iraniani sono ossessionati dai Fratelli Musulmani. Il governo a Teheran è semplicemente incapace di superare quest’ossessione e di gestire le relative scelte politiche.

I sauditi invece hanno priorità del tutto diverse. Le ambizioni iraniane sono viste come una minaccia esistenziale, un confronto che non si può rimandare. Non ci si può dedicare a nessun’altra problematica prima di aver risolto quella relativa all’influenza iraniana. Questa veste il turbante del settarismo e ha visto la caduta di tre capitali arabe importantissime nelle mani dell’Iran e dei suoi accoliti in Iraq, Siria e Yemen.

L’Egitto non ha un problema di sette o di dottrine perché la stragrande maggioranza degli egiziani sono sunniti. In Arabia Saudita, al contrario, la presenza sciita potrebbe essere una bomba a orologeria demografica se non si riesce a piegare le mire espansionistiche iraniane.

La minaccia che poi incombe indiscriminatamente su tutti è il Daesh (ISIS) che ha colpito varie volte il governo egiziano nel Sinai e il cui terrorismo è arrivato fino alla capitale cairota. Inoltre Daesh ha iniziato a essere un pericolo anche all’interno del territorio saudita.

Visto che lil Cairo non dimostra abbastanza apprensione per la questione iraniana e quella posta da Daesh, Riyad si sta rivolgendo alla Turchia e al Qatar per creare una coalizione sunnita che potrà poi includere in un secondo momento l’Egitto, quando questi avrà riconsiderato le sue priorità.

L’Arabia Saudita pensa quindi che l’Iran sia una minaccia ben peggiore dei Fratelli Musulmani, l’esatto opposto di quanto crede il Cairo. Anzi, l’Arabia Saudita vede la Fratellanza e le sue ramificazioni nel mondo arabo come una risorsa per combattere contro gli iraniani.

I sauditi vedono di buon occhio gli esperimenti fatti in Paesi, quali la Tunisia e il Marocco, per integrare la Fratellanza nel sistema politico. Il tentativo egiziano di eradicare il movimento viene considerato futile dato che Riyad considera impossibile eliminare un movimento che era una delle più grandi fazioni politiche, con radici fortissime nella società egiziana. Gli egiziani dovrebbero concentrarsi su problematiche ben più urgenti, secondo i sauditi, quali l’influenza iraniana e Daesh, mentre il loro intestardirsi sulla Fratellanza viene considerato come un regalo all’organizzazione estremista all’interno del Paese e nella regione.

Bisogna dire, tuttavia, che il governo saudita non ama la Fratellanza ma cerca di mobilizzare tutti i suoi sforzi nella lotta contro l’Iran. Il regime in Egitto si rende conto dei cambiamenti in corso nel Medio Oriente? O continuerà con la sua ossessione per la Fratellanza? Vedremo cosa ci riserverà il futuro.

Mustafa al-Najjar è un giornalista e opinionista egiziano.

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Chiara Cartia

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