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In milioni sostengono Raif Badawi, ma chi si preoccupa di un povero mauritano?

Di Ensaf Haidar. Al Huffington Post Maghreb (22/08/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Mohamed Cheikh vs BadawiNel dicembre 2013, un giovane blogger mauritano, Mohamed Ould Cheikh M’Kheitir, 30 anni, ha pubblicato un articolo dal titolo “Religioni e Religiosità”, nel quale difendeva il diritto del suo popolo “artigiano”, utilizzato e sfruttato col pretesto della sua storia recente di popolo schiavo.

Mohamed Cheikh evocava il sistema “due pesi e due misure” utilizzato dal profeta Muhammad nel trattare con ebrei ed arabi e spiegava che il profeta uccideva i primi, ma perdonava i secondi perché dello stesso sangue.

Nel suo blog, Mohamed Cheikh ha tentato di dimostrare come agisce la religione in termini di gerarchia sociale e di discriminazione tra le classi. Alcuni però sono scesi in strada, per manifestare al grido di “morte al blogger”. L’articolo è stato considerato una blasfemia contro il profeta, poiché lo dipingeva come una persona ingiusta, che preferiva la sua tribù alle altre.

Il 2 gennaio 2014, le autorità hanno arrestato Mohamed Cheikh. A dicembre è stato presentato davanti al tribunale per essere condannato a morte. Prima della lettura della sentenza, Mohamed Cheikh ha pronunciato la shadada, indicando chiaramente di essere musulmano, ha spiegato che la sua intenzione non era di criticare il profeta Muhammad ed ha presentato le sue scuse per aver scritto quell’articolo. Il giudice non ha per nulla tenuto in considerazione le sue parole ed ha emesso la condanna a morte. Alla lettura del verdetto Mohamed Cheikh è svenuto, è stato rianimato e poi ricondotto in prigione. 

Nel febbraio 2014, il suo avvocato Ould Eshdou ha raccontato all’emittente privata mauritana Sahel che le condizioni di detenzione di Mohamed Cheikh erano inumane, che è stato messo in isolamento e torturato. Mohamed Cheikh è nel braccio della morte e se la comunità internazionale non reagisce ora, la sua esecuzione può avvenire in qualsiasi momento.

Mohamed Cheikh è stato giudicato in base al Codice Penale mauritano, che all’articolo 306 precisa:

Ogni musulmano colpevole del crimine di apostasia, sia con parole, sia con azioni in modo apparente o evidente, sarà invitato a pentirsi nell’arco di tre giorni. Se non si pente in questo lasso di tempo, verrà condannato a morte in quanto apostata e i suoi beni saranno confiscati a vantaggio del Tesoro. Se si pente prima dell’esecuzione di questa sentenza, la procura interpellerà la Corte Suprema, al fine della sua riabilitazione in tutti i diritti, senza pregiudizio di una pena correttiva. Ogni persona colpevole del crimine di apostasia (Zendagha) sarà, a meno che non si penta prima, punita con la pena di morte.

Milioni di persone in tutto il mondo si sono unite a sostegno di Raif Badawi, ma chi si prenderà cura di un povero giovane della Mauritania? Sarà giustiziato per blasfemia da coloro che affermano che lo Stato Islamico non rappresenta l’Islam!

Ensaf Haidar è la moglie di Raif Badawi.

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Cristina Gulfi

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