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In Iran, una nuova App sfida la polizia morale

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Elaph (10/02/2016). Traduzione e sintesi di Paola Conti.

Gli iraniani tentano con tutti i mezzi di ribellarsi alle ferree regole vigenti nel paese, in particolare per ciò che concerne la libertà di abbigliamento. Si è diffusa, infatti, una nuova App con lo scopo di aiutare i cittadini ad evitare gli agenti della polizia morale dell’Ershad (il ministero della Cultura e dell’Orientamento Islamico, ndr), comunicandone la posizione.

In Iran, i cittadini, in particolare le donne, sono soggetti a pratiche della polizia morale che sfiorano i limiti dell’umiliazione. Questo solo perché portano vestiti “indecenti” o perché, per le donne, si mettono alla guida con un velo indossato male o, peggio ancora, senza indossarlo affatto.

Spesso gli agenti operano nei centri delle città principali: solitamente, i posti di blocco consistono in un furgoncino con all’interno alcuni uomini barbuti e donne velate di nero, che fermano in maniera casuale guidatori e guidatrici. Gli iraniani, però, continuano a ribellarsi a questo regime, che li limita nella loro libertà di vestirsi e comportarsi.

Per questo hanno trovato un metodo originale e non violento per contrastare il fenomeno: una nuova App, chiamata “Gershad”, messa a punto per aiutare i cittadini a sfuggire dalla polizia morale. L’App permette a un gran numero di utenti di individuare e comunicare direttamente dove sono situati i posti di blocco della polizia aiutando così gli altri fruitori ad evitarla e quindi a prendere strade alternative.

Lanciata da pochi giorni, tale applicazione ha ottenuto un grande successo divenendo in poche ore uno degli argomenti più discussi sui social network. Alcune informazioni segnalano come la società ideatrice dell’applicazione abbia affrontato grandi problemi tecnici dovuti proprio all’enorme interesse riscosso.

I social network ed altri siti sono pieni di numerose foto e filmati che mostrano donne innocenti picchiate e gettate a terra dalle pattuglie dell’Ershad; sul sito web dell’applicazione è stata scritto questa frase: “Perché dobbiamo essere umiliati per il nostro fondamentale diritto di indossare ciò che vogliamo?”.

Ovviamente le autorità iraniane sono all’opera per trovare metodi per bloccare quest’App, in particolare alla luce della sua crescente popolarità, e si parla già di laboriosi tentativi di sabotaggio.

Per alcuni sostenitori, la sola inaugurazione di questa innovativa App rappresenta comunque una protesta nei confronti delle autorità e delle loro azioni e pratiche repressive.

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Roberta Papaleo

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