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Tra i giovani palestinesi cresce il sostegno allo Stato unico binazionale

Di Abdallah Majid. Elaph (19/03/2014). Traduzione e sintesi di Lia Brigida Marra.

In occasione della sua ultima visita alla Casa Bianca, al presidente palestinese Abbas è stato ricordato che gli attuali negoziati con Israele potrebbero essere l’ultima occasione per la soluzione a due Stati. Il presidente Abbas, tuttavia, ha dovuto tener a mente anche un’altra versione, quella di suo figlio Tareq (48 anni), il quale ritiene che tale occasione sia svanita da un pezzo. Quello di Tareq Abbas è, in effetti, un orientamento crescente tra i giovani palestinesi, che invocano, in alternativa alla soluzione a due Stati, uno Stato unico dal Giordano al Mediterraneo, di cui ebrei e arabi siano cittadini con pari diritti.

Tale orientamento è ormai diffuso nei comitati della società civile palestinese e nelle case stesse dei palestinesi: figli e nipoti dei fondatori del movimento nazionale palestinese hanno cominciato a mettere in dubbio l’utilità degli obiettivi del movimento, nonché le forme del suo lavoro politico. Secondo un sondaggio realizzato dal Palestinian Centre for Policy and Survey Research, infatti, il 65% dei palestinesi con più di 50 anni sarebbe a favore della soluzione a due Stati, mentre circa un terzo dei palestinesi, prevalentemente di età inferiore ai 45 anni, sarebbe favorevole all’alternativa dello Stato unico.

Natalie Tibi (16 anni), figlia del membro del Knesset Ahmad Tibi, ha dichiarato di essere interessata non tanto al nome dello Stato unico, quanto alla possibilità per le sue nonne di ritornare nelle proprie case, a Giaffa e Meiser. “Nello Stato unico vedo parità e pace”, ha affermato Natalie, aggiungendo: “Ognuno deve godere dei propri diritti e vivere nella propria terra”.

Ibrahim Shikaki (29 anni), docente di Economia all’Università di Gerusalemme, si è detto convinto che il futuro sia in uno Stato unico, sebbene non sia ancora chiaro cosa ciò possa significare con esattezza: gli insediamenti rimarranno al loro posto? O forse la soluzione seguirà il modello del Sud Africa, ossia ci sarà una riconciliazione?

Tareq Abbas ha dichiarato di essere divenuto fautore dello Stato unico due anni fa, stanco di vivere all’ombra dell’occupazione. L’unica preoccupazione degli israeliani, secondo Tareq, è come rendere miserabile la vita quotidiana dei palestinesi: “C’è di peggio? Ce lo domandiamo sempre. Eppure, riescono a sorprenderci ogni volta”. Tareq, come molti altri palestinesi, ritiene che suo padre debba abbandonare i colloqui di pace guidati dagli USA e rivendicare uno Stato mediante gli organismi internazionali. Crede, inoltre, che il presidente Abbas debba sciogliere l’Autorità Palestinese e imporre a Israele di assumersi la piena responsabilità della Cisgiordania, così da far pressione sul governo di Tel Aviv.

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Roberta Papaleo

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