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Egitto: la marea sta cambiando

Di Yvonne Ridley. Middle East Monitor (28/11/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

Si narra che Re Canuto I d’Inghilterra, credendo di essere invincibile e di poter controllare i mari, portò sulla spiaggia il proprio trono e, una volta seduto, iniziò a comandare la marea per evitare che le onde smettessero di infrangersi sulla propria terra. Ebbene, i suoi piedi si bagnarono comunque. Ripensando alla rivoluzione egiziana mi è venuto in mente quel moto ondoso.

Non c’è bisogno di dire che il contemporaneo Re Canuto è interpretato da Abdel Fattah El Sisi. I suoi ordini sono sostenuti da proiettili e dalla forza bruta, come quando più di 1.000 innocenti sono stati uccisi a piazza Rabaa. Un massacro che Human Rights Watch ha definito come uno dei più gravi incidenti nella storia moderna dell’Egitto.

El Sisi, comunque, deluso come Re Canuto, non ha ancora accettato l’impossibilità di fermare il potere del popolo egiziano. I carceri sono pieni fino all’orlo di sostenitori dei Fratelli Musulmani, di giornalisti, che si sono solo limitati a raccontare la verità, e di altri ancora, tutti derubati di democrazia. Purtroppo le centinaia, se non migliaia o più, che venerdì hanno risposto all’appello di protestare, potrebbero unirsi a loro.

Secondo il sito del movimento, la leadership “saluta solennemente questa patriottica mobilitazione che cerca di preservare l’unicità dell’identità nazionale, per cui il popolo egiziano, Fratellanza compresa, ha tanto combattuto. Invero, l’identità della nazione è la sorgente della sua rinascita e la base della sua liberazione”.

È abbastanza chiaro che ci saranno sempre più mobilitazioni e sempre più giorni di azione finché la giunta di El Sisi, i suoi canali mediatici corrotti e i suoi amichetti non cadranno. Forse l’aspetto più vergognoso di tutto questo è che il mondo accademico ha svenduto la propria integrità legittimando l’omicidio di donne e ragazze innocenti, la distruzione di moschee e di aver bruciato il Corano.

Nel frattempo, El Sisi ha accusato i Fratelli Musulmani di questa violenza. In verità, non importa quanti dissidenti rinchiuda, le persone continueranno a reclamare la propria rivoluzione. Sempre più proteste nazionali e pacifiche potrebbero verificarsi nelle prossime settimane e mesi. Infatti, la contro dimostrazione in sostegno al presidente che ha luogo dopo la preghiera del venerdì ha radunato pochi più di una ventina di persone.

Re Canuto riconobbe la sconfitta di fronte a una forza inarrestabile: “Che il mondo sappia che il potere dei re è vuoto e senza valore e nessuno è degno di quel nome se non Lui, alla cui volontà i cieli, la terra e i mari obbediscono secondo leggi eterne”. El Sisi non sembra aver raggiunto ancora una simile illuminazione, saggezza o umiltà, ma chi oserà dirgli di non essere invincibile e che il potere del popolo alla fine sommergerà il suo regime? La marea, per l’Egitto e gli egiziani, sta cambiando.

Yvonne Ridley è una giornalista inglese e lavora per la Press TV, un canale iraniano in lingua inglese.

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Roberta Papaleo

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