Arabia Saudita Zoom

Donne saudite alle urne per la prima volta nella storia

Di Natasha Noman Fonte. World.Mic (10/12/2015). Traduzione e sintesi Maddalena Goi.

Oggi, sabato 12 dicembre, è una giornata storica per l’ultra-conservatore regno saudita. Durante le odierne elezioni municipali anche le donne saudite potranno votare e, in alcuni casi, avranno la possibilità di votare per altre donne candidate nelle liste dei consigli municipali. È la prima volta nella storia che le donne saudite possono recarsi alle urne e candidarsi, sebbene tale permesso sia limitato esclusivamente alle votazioni locali.

Qualcosa che anticipava l’attuale esito si era già intravisto a fine agosto quando le donne saudite hanno iniziato a registrarsi sia come votanti sia come candidate. Ma il regno stava optando per un cambiamento della sua politica elettorale sin dal 2011, quando l’allora re Abdullah bin Abdulaziz al-Saud suggerì di estendere il voto alle persone di sesso femminile dando loro anche la possibilità di candidarsi.

Tuttavia alcuni rimangono scettici di fronte questo cambiamento, sostenendo che simili vittorie restano solo simboliche e rischiano di distrarre il popolo dai veri problemi del paese: “L’Arabia Saudita ha fatto un’ottima campagna mediatica vendendo queste elezioni come parte delle riforme tanto decantate”, ha dichiarato Ali al-Ahmed, direttore dell’Istituto di Affari del Golfo al Washington Post, “ma la realtà è che non cambierà molto”.

Altri come Haifa Alhababi, professoressa e architetto candidata per le municipali nella città di Riyad, sostiene che anche se il progresso è lento, rappresenta un passo nella giusta direzione. Ma aggiunge che molte delle sue studentesse rimangono diffidenti: “Ho provato a spiegare loro che questo è un paese giovane. Potrebbe sembrare sviluppato grazie ai proventi petroliferi, ma in realtà sta ancora cercando la sua strada. Queste elezioni sono un altro passo, seppur piccolo, per i diritti delle donne. Non bisogna darlo per scontato”. Alhababi è una delle donne all’interno del mondo accademico che vede il suffragio femminile come una vittoria memorabile.

“Abbiamo condotto una campagna senza sosta per rivendicare i nostri diritti”, ha dichiarato a The Guardian nel mese di agosto Hatoon al-Fassi, una professoressa di storia delle donne e attivista per i diritti femminili: “Al momento stiamo facendo i nostri primi passi nel mondo delle elezioni, votando e candidandoci per le elezioni comunali che chiediamo dal 2004”. Attualmente la presenza femminile rappresenta solo il 14% dei 7.000 candidati totali e meno del 10% degli elettori registrati, secondo il Washington Post.

Inoltre, la così detta purdah, o segregazione di genere, è ancora molto forte nella campagna elettorale e ciò rende complicato per le candidate donne raggiungere la maggioranza degli elettori e quindi, anche per questi ultimi, risulta più difficile accedere alle informazioni sulle candidate. “Noi non chiediamo altro che essere riconosciute e avere i nostri diritti con le nostre piene capacità giuridiche”, dice Fawzia Abu Khalid, una professoressa di sociologia politica. “Gli ostacoli che le donne stanno affrontando sono un riflesso della posizione che la donna occupa nella società attuale. Non abbiamo un organismo indipendente di rappresentanza, non possiamo essere autonome e siamo sempre rappresentate con accanto un uomo”, aggiunge.

Il regno saudita richiede ancora l’autorizzazione maschile per permettere alle donne di lavorare o, in alcuni casi, anche per ottenere un intervento chirurgico. “Non importa se sei divorziata o se tuo marito scompare o muore, il tuo status giuridico rimane compromesso: una donna viene identificata esclusivamente attraverso il suo tutore principale una volta che è sposata, nonché suo marito”. Eppure la Abu Khalid rimane fiduciosa: “Io penso che diversi gruppi, inclusi quelli più conservatori, stiano capendo che ciò che è stato in passato, quando la loro voce era l’unica rappresentata nella società, non potrà più continuare”.

Natasha Noman è una giornalista che si occupa di affari globali e in particolare delle tematiche femministe e del mondo islamico.

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Roberta Papaleo

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