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Donne, genere e Islam: rileggere Leila Ahmed

Di Claire Sadar. Muftah (31/01/2015). Traduzione e sintesi di Silvia Di Cesare.

“Women and gender in Islam” di Leila Ahmed (tr. italiana “Oltre il velo: la donna nell’islam da Maometto agli ayatollah”, ed. La Nuova Italia, 1995) prova a portare avanti un progetto ambizioso, vale a dire, affrontare i maggiori discorsi politici, sociali, legali, giuridici e religiosi e le strutture che hanno plasmato le esperienze delle donne musulmane, così come di quelle non musulmane che vivono in una società musulmana, dall’avvento dell’Islam al ventesimo secolo.

Ahmed include le società pre-islamiche nelle società del Mediterraneo orientale e della Mesopotamia, sostenendo che la nascente società islamica è stata fortemente influenzata dalle forze politiche e sociali che dominavano la Penisola Arabica.

Sono diversi i discorsi che si infiltrano nell’opera di Ahmed: dall’abbigliamento ai diritti economici, dalla dicotomia tra il messaggio etico essenzialmente egualitario del Corano alla sua interpretazione da parte delle società egemoniche patriarcali.

Il suo esame critico delle strutture andro-centiche e del potere patriarcale costituisce il filo conduttore del suo libro. L’autrice non solo racconta la storia di come il Medio Oriente è arrivato ad essere dominato da società estremamente patriarcali, ma offre anche una critica alla visione della società patriarcale come la migliore e l’unica in grado di funzionare. Allo stesso tempo Ahmed non dà però al femminismo occidentale una promozione piena: decostruisce senza pietà le assunzioni coloniali, etnocentriche e razziste che si celano dietro al femminismo occidentale presente nel contesto sociale musulmano.

Il fatto che “Women and gender in Islam” inizi a mostrare la sua età, non è certo colpa dell’autrice. Vi sono, infatti, argomenti che richiedono un aggiornamento come il tema dei cosiddetti gruppi terroristici o jihadisti islamici. Le ideologie di molti di questi gruppi, dai talebani a Daesh (ISIS), hanno avuto infatti un’influenza fuori misura sui discorsi occidentali e femministi in riferimento alle donne musulmane.

Un’edizione aggiornata farebbe bene a discutere anche la produzione e la commercializzazione di uno “stile di vita islamico” e in che modo questa tendenza integri la pietà con una consumista, neoliberalista e globalizzata economia.

Claire Sadar è redattrice per le sezioni Iran, Iraq e Turchia di Muftah.

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Silvia Di Cesare

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