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La diffusione di una corrente anti-wahhabismo nel mondo arabo

Iran - Arabia Sunniti e sciiti wahhabismo

Di Ali Mamouri. Al-Monitor (11/09/2016). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Lo scorso 5 settembre, la Guida Suprema iraniana Ali Khameneni ha attaccato il governo saudita per aver proibito ai fedeli iraniani di visitare La Mecca quest’anno per effettuare il hajj, il grande pellegrinaggio islamico. L’ayatollah Khamenei ha inoltre accusato Riyad di negligenza nella gestione dell’evento religioso, dopo che lo scorso anno più di 760 persone hanno perso la vita e più di 1.000 sono rimaste ferite.

La reazione delle autorità religiose saudite è stata molto dura. Il 6 settembre, lo sheikh Abdulaziz al-Sheikh, il grand mufti saudita, ha detto alla stampa di La Mecca: “Dobbiamo renderci conto che questi non sono musulmani. Sono majus [zoroastriani], la loro inimicizia nei confronti dei musulmani, soprattutto sunniti, è molto antica”.

Sebbene lo sheikh si stesse rivolgendo al regime politico di Teheran, la scelta di parole e il contesto della sua risposta hanno dato l’impressione diversa: di fatti, usando il termine “loro” e facendo riferimento allo Zoroastrismo  (la religione degli iraniani prima dell’Islam) e alla storica rivalità tra sunniti e sciiti, quello di al-Sheikh è stato un attacco contro gli iraniani sciiti in generale.

Di tutta risposta, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha twittato: “Di certo, non c’è nessuna somiglianza tra l’Islam degli iraniani e della maggior parte dei musulmani e il bigotto estremismo che gli esponenti del wahhabismo e i maestri del terrore saudita predicano”. Il 7 settembre, Khamenei ha dichiarato che la famiglia saudita al potere ha deviato dal mondo islamico e che si è alleata con i nemici dell’Islam.

La narrativa wahhabita non è nulla di nuovo. Abdul-Aziz bin Baz, gran mufti dal 1962 al 1999, ha definito gli sciiti come degli apostati in diverse occasioni. Ibn Jibreen, membro più anziano del Consiglio Superiore degli Ulema nel 2009, aveva emanato diverse fatwa dicendo che gli sciiti sono politeisti che hanno distorto l’Islam, che “meritano di essere uccisi”.

Le differenze religiose non si limitano al conflitto sciita-wahhabita. A causa dell’attuale situazione politica nella regione, diverse scaramucce tra varie correnti islamiche stanno emergendo. Ad esempio, ci sono chiari segni di una tendenza anti-wahhabita che va ben oltre l’Islam sciita, soprattutto a seguito dell’ascesa di correnti sunnite estremiste e del diffondersi del terrorismo dello stampo di Al-Qaeda e Daesh (ISIS), che hanno scelto il wahhabismo come principale influenza ideologica.

Alla fine di agosto, si è svolta a Groznyj (Cecenia) una conferenza islamica mirata a presentare “l’identità sunnita” e a determinarne i suoi partecipanti. La conferenza ha chiaramente indicato che il wahhabismo non è considerato parte dell’Islam sunnita, oltre ad aver escluso gli enti religiosi sauditi dalle grandi istituzioni del mondo islamico. Da parte loro, esponenti del wahhabismo e funzionari sauditi hanno reagito parlando di cospirazione da parte dei kuffar (infedeli) contro l’Arabia Saudita.

Di recente, anche alcuni Stati occidentali hanno iniziato a limitare le attività dei wahhabiti sauditi dopo aver notato che alcune di esse promuovono il radicalismo religioso. Ad esempio, le autorità francesi hanno chiuso, lo scorso 20 agosto, 20 delle 120 moschee affiliate ai gruppi salafiti in Francia.

Tutti questi sviluppi indicano che nella regione sono in corso dei grandi cambiamenti in termini di religione che potrebbero ridurre di molto la presenza di movimenti di matrice salafita/wahhabita. Inoltre, il ruolo dell’Arabia Saudita è in declino sullo scenario internazionale, dal momento che sta perdendo influenza sul mercato petrolifero e l’appoggio degli Stati Uniti.

Ali Mamouri è un giornalista, ricercatore e scrittore specializzato in affari religiosi in Iraq e Iran.

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