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Bangladesh, storico verdetto della Corte Suprema: via la parola “vergine” dal certificato di matrimonio

al Jazeera (27/08/2019) Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Con un verdetto storico, la Corte Suprema del Bangladesh ha ordinato di rimuovere il termine “vergine” e di sostituirlo con “non sposato”.

Il termine “vergine”, tanto contestato dagli attivisti perché ritenuto umiliante e discriminatorio”, verrà dunque rimosso dai certificati di matrimonio musulmani in Bangladesh, dopo il verdetto pronunciato domenica scorsa dalla Corte Suprema. Secondo le leggi sul matrimonio musulmano del paese del sud asiatico, una sposa deve selezionare una delle tre opzioni sul certificato: ovvero se è una Kumari (vergine), una vedova o divorziata.

I gruppi per i diritti umani hanno da tempo criticato il termine, usato nei certificati di matrimonio da quando sono stati introdotti nel 1961, affermando che viola la privacy della donna che si sposa. Il tribunale dovrebbe pubblicare il verdetto completo entro ottobre, con la possibilità che le modifiche al certificato entrino in vigore in seguito.

“È un verdetto storico“, ha dichiarato lunedì scorso alla AFP Aynun Nahar Siddiqua, avvocato per i gruppi dei diritti umani che nel 2014 ha depositato una petizione,  contestando il termine e chiedendo di cambiare la forma prevista ai sensi della legge sul matrimonio e il divorzio musulmani del Bangladesh del 1974.

Siddiqua, che rappresenta il BLAST, Bangladesh Legal Aid and Services Trust, ha dichiarato alla Reuters che si tratta di “una sentenza che ci dà la convinzione di poter combattere e creare ulteriori cambiamenti per le donne in futuro. Abbiamo presentato una petizione scritta perché chiedere se qualcuno è vergine o no è contro il diritto alla privacy della persona”.

La sentenza ha inoltre ordinato alle autorità di introdurre nel certificato le opzioni “non sposato, vedovo o divorziato” per lo sposo.

Nessun rappresentante del governo ha voluto commentare il cambiamento o quando esso avrà effetto.

Mohammad Ali Akbar Sarker, un cancelliere di Dhaka che registra i matrimoni musulmani, ha riferito alla Reuters che, come altri suoi colleghi, sta aspettando che il Ministero del Diritto e della Giustizia lo informi ufficialmente sulle modifiche alla procedura.

“Mi sono occupato di molti matrimoni a Dhaka e mi è stato spesso chiesto perché gli uomini hanno la libertà di non rivelare il loro status ma le donne no. Ho sempre detto loro che non dipendeva da me. Immagino che non mi verrà più posta questa domanda “, ha aggiunto Sarker.

Il Bangladesh è la terza nazione a maggioranza musulmana al mondo e quasi il 90 percento dei suoi 168 milioni di abitanti sono musulmani.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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