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Arabia Saudita, shock e rabbia dopo gli attacchi contro Aramco

di Jamil Helou a Riyad – L’Orient-Le Jour (17/09/2019) Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

L’attentato arriva alla vigilia della festa nazionale e nellimminente entrata in Borsa di Aramco

L’attacco di sabato scorso alle strutture di Aramco Abqaiq e Khurais, le due stazioni saudite che da sole forniscono la metà della produzione nazionale di greggio, è stato da tutti definito “un disastro”.

Un attentato emblematico perché è arrivato proprio mentre l’Arabia Saudita si preparava a celebrare con grande fasto la festa nazionale del 23 settembre, per la quale quest’anno il governo ha decretato due giorni liberi anziché uno, e anche perché è avvenuto il giorno dopo l’annuncio, da parte della stampa saudita, dell’imminente introduzione della società Aramco sul mercato azionario.

Come ogni anno, le autorità, approfittano della festa nazionale per fare grandi annunci, ed è forse quello che avevano pensato di fare prima dell’attacco di sabato. La stampa locale ha annunciato ieri che probabilmente l’operazione di introduzione in Borsa verrà “aggiornata”. Nello spazio di una notte, la dignità e la credibilità del paese sono andate in fumo e anche se Riyadh rassicura sull’impatto dell’attacco sulla produzione e l’approvvigionamento mondiale di petrolio e gas naturale, resta il fatto che è emersa la sua vulnerabilità in termini di sicurezza energetica. Non è dunque più possibile, per l’establishment saudita, restare immobile di fronte a una tale aggressione.

Per il momento, l’indagine” condotta da Riyad per far luce su questo attacco, le consente soprattutto di guadagnare tempo prezioso per pianificare il da farsi con gli alleati regionali e internazionali. La famiglia reale, che come ogni anno alla fine dell’estate aveva programmato di lasciare Jeddah per trasferirsi a Riyadh, per il momento ha rinviato il tutto alla settimana prossima.

Una fonte vicina alla corte, afferma che non ci sia più scampo a una risposta, resta però da determinarne la natura e la portata. Gli occhi sono ora puntati sulle elezioni israeliane, i cui risultati determineranno la risposta saudita, aggiunge la fonte citata.

Ieri, a tarda sera, un hashtag condiviso da centinaia di Sauditi, ha preso d’assalto Twitter, “l’impronta iraniana dietro l’attacco di Abqaiq”. Volontà delle autorità saudite di preparare il pubblico a una possibile offensiva contro l’Iran o contro le sue milizie satelliti? Difficile dirlo, soprattutto perché il paese è ancora impantanato nella palude rappresentata dalla guerra nello Yemen.

Quando lo scorso maggio, gli aeroporti di Abha e della Mecca sono stati entrambi colpiti da missili provenienti dallo Yemen, Riyadh ha deliberatamente scelto di voltare le spalle e ha semplicemente risposto allo Yemen. Ma questa volta, l’entità del confronto è chiaramente cambiata. Nonostante la palpabile volontà di imbavagliare i social network fin dalle prime ore di sabato, è stato difficile mettere a tacere un evento di questa portata, che ha anche un impatto violento sull’economia globale e sulla sua sicurezza energetica.

Sabato mattina, alcuni utenti di Internet hanno continuato a dire che “i video pubblicati su un incendio ad Aramco” erano “falsi” e che “nulla” stava accadendo a Abqaiq. Molti di loro hanno inoltre ricordato le multe e le sanzioni applicabili dalla legge in caso di diffusione di informazioni false. Ma i canali satellitari mondiali si sono rapidamente impossessati delle informazioni e le hanno messe in circolazione. Molti sono i Sauditi che stanno pubblicando auspici per la “sicurezza” del loro paese, come un certo Ahmad che scrive: “Mio Dio, rendi questo paese sicuro. “

Altri internauti protestano per la mancanza di reazione da parte dei loro leader, come ha fatto Nasser che in un video a viso scoperto ha affermato che  “i sauditi sono ostaggi dei loro leader, sono loro che ci impediscono di rispondere a questa aggressione”, aggiungendo che “la dignità dell’Arabia non può essere maltrattata” e che “ciò è inaccettabile”. Molto probabilmente, all’origine di questo disastro c’è il vento della liberalizzazione che soffia sul paese, poiché, secondo il sito web satirico su Twitter, al-Tafrit (sinonimo di rifiuti), “la maggior parte del budget dello Stato è destinato all’Alta Autorità per gli svaghi anziché essere dedicata alla difesa del territorio”.

Il sito si spinge oltre e critica il presidente dell’Alta Autorità, Turki el-Sheikh, per aver minimizzato in un twit gli attacchi di Abqaiq e Khurais affermando che il Paese “è sicuro grazie a Dio”.

La rabbia e l’amarezza dei Sauditi sono palpabili. Pochi, tuttavia, si illudono della possibilità di uscire a testa alta da questo confronto con l’Iran, che ormai sembra inevitabile. Basilspics ritiene “l’attacco un 11 settembre questa volta diretto contro l’Arabia e che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di “vendere il suo petrolio al mondo e anche l’Arabia potrebbe comprarlo. Ciò significa che le nostre perdite sono doppie”.

“Attenzione, o traditore, la sicurezza del Regno dell’Arabia Saudita è una linea rossa”, insiste a mo’ di avvertimento, un altro internauta su Twitter.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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