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Algeria: viva la stabilità, viva il presidente Bouteflika!

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Il capo di gabinetto conferma che il presidente Bouteflika svolgerà il suo quarto mandato senza impedimenti e lo terminerà, come previsto dalla legge, nel 2019

Opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Araby (23/02/2017). Traduzione e sintesi a cura di Raffaele Massara.

Le ultime indiscrezioni sulla salute del presidente algerino non danno adito a preoccupazioni: malgrado l’ultimo trattamento da lui compiuto in Francia, per rimuovere le tracce dell’ictus che lo colpì 4 anni fa, e malgrado sia costretto su una sedia a rotelle, Abdelaziz Bouteflika rimane capace di intendere e di volere e di prendere decisioni per il suo Paese, stando alle dichiarazioni del presidente francese Hollande.

Il lavoro delle agenzie governative, nello smentire e dissipare dubbi sull’incapacità di governare da parte del presidente, come vorrebbero le opposizioni, è costante: geniale è stata la sostituzione della foto che ritraeva Bouteflika tutt’altro che “in salute” assieme al primo ministro francese Manuel Valls, lo scorso aprile.

Bouteflika governa l’Algeria stabilmente e continuativamente dal 1999, resistendo ai tanti eventi che hanno modificato o sconvolto il Nord Africa: crisi  interne, primavere arabe in Tunisia e Libia (con conseguente sfacelo della seconda), crisi diplomatica permanente col Marocco a causa del sostegno all’indipendenza Saharawi.

Il segreto del suo successo è dovuto al rigido controllo dei servizi segreti (i famigerati moukhabarat di cui ogni buon regime arabo si serve), rinominati “Ufficio d’Informazione e Sicurezza”, controllo assunto direttamente dal presidente dopo aver silurato il terribile generale Mohammed Medine, ai più noto come “Taoufik”. Molti altri funzionari e politici sono stati messi fuori gioco dal presidente stesso, intento a “ripulire” il Paese dalla corruzione, dal malgoverno, dai fallimenti economici, etc.

Questo suo modo di governare non gli ha evitato però critiche e sospetti, ma va riconosciuto al presidente l’essere riuscito in questi 18 anni e quattro mandati, con calma e senza fretta, a tenere a bada un Paese tessendo una complessa rete tra politica, esercito, economia e sicurezza: un vaso di Pandora che senza di esso si sarebbe aperto in pochi anni.

Realizzare ciò che ha realizzato Bouteflika non sarebbe stato possibile ad una persona al di fuori di certe logiche ed istituzioni governative; forse, ripercorrendo la storia algerina, si può azzardare un paragone con Mohammed Boudiaf, rivoluzionario e padre della patria, il quale radunò a sé un esercito composto da esuli e partecipò al governo del suo Paese, una volta ottenuta l’indipendenza, fino al 1992, quando fu assassinato da una sua guardia del corpo.

Il rais algerino, vincendo le elezioni del 1999, ha saputo tenere salda la Nazione, districandosi tra esercito e politica, indebolendo e controllando in prima persona i servizi segreti, arrestando l’ondata di terrorismo che ha oscurato gli anni ’90 algerini.

Ma la sua presidenza quasi a vita rappresenta per il Paese una situazione di stagnazione e di sostanziale crisi, l’Algeria sta sulla sedia a rotelle come il suo presidente, una stasi dalla quale si può uscire, lentamente, solo con una vera democrazia partecipata.

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