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“Walls of freedom”: in un labirinto di burocrazia e censura

Al-Araby Al -Jadid (28/07/2015). Traduzione e sintesi di Paola Conti

Le autorità egiziane si sono rifiutate di sbloccare il carico merce, conservato dal febbraio scorso, delle copie del libro “Walls of Freedom” (“I muri della libertà”), sostenendo che il suddetto possa recar danno all’ordine pubblico egiziano.

Il Pubblico Ministero egiziano aveva deciso, il 22 luglio scorso, di inviare il libro al Dipartimento per le opere artistiche del Ministero della Cultura e degli Interni affinché fosse esaminato e verificata la veridicità o meno della sua pericolosità per la sicurezza pubblica egiziana, nonostante l’organo per il controllo delle opere artistiche avesse chiarito precedentemente la sua non competenza in tale materia.

Il libro “Walls of Freedom” raccoglie i graffiti apparsi sui muri delle strade egiziane dal 2011 sino agli inizi del 2014, opere queste di dissenso contro Mubarak, la giunta militare, sino al presidente ad interim ‘Adly Mansour, dipinte da molti street artists egiziani. I graffiti non si occupano solo dell’aspetto politico, ma trattano anche della vita sociale e culturale degli egiziani.

L’associazione “Libertà di pensiero ed espressione” ha pagato un avvocato per seguire il caso. La stessa ha confermato, in una dichiarazione di martedì scorso, che il Pubblico Ministero egiziano ha ignorato le dichiarazioni e le relazioni dei responsabili dell’unico organismo competente in materia, ovvero quello della censura sulle pubblicazioni collegato al Ministero dell’Informazione. Organismo a cui la legge ha dato l’incarico di decidere sull’appropriatezza dei contenuti mostrati all’interno del Paese, ma sembra che ci sia un’intransigenza non giustificata con lo scopo di ritardare il dissequestro del carico merce.

I fatti del caso risalgono al febbraio scorso, quando la casa editrice “Dar al-Tanweer” ha importato il libro “Walls of Freedom” dall’editore tedesco Don Karl. Tuttavia a causa di alcuni motivi amministrativi della suddetta casa editrice, vi è stato un ritardo di 6 mesi nella ricezione della merce, ciò ha fatto sì che funzionari del Dipartimento per la raccolta rifiuti collegato al Ministero delle Finanze, aprissero il carico.

Dopo aver aperto i 46 cartoni contenenti le 400 copie del libro, il personale del porto ne ha denunciato il contenuto.

“Libertà di pensiero ed espressione” ha sottolineato la risoluzione del Presidente del Consiglio dei Ministri n°162 del 1993 che chiarisce la competenza della direzione generale della censura sulle opere artistiche del Ministero della Cultura e la limita alla concessione di licenze per opere audiovisive.

Nella dichiarazione dell’associazione si afferma inoltre che è evidente che la suddetta direzione non ha alcuna competenza sulle pubblicazioni. La decisione del Pubblico Ministero, esprimendo disinteresse e prolungando il periodo del dissequestro del libro, danneggia la casa editrice “Dar al-Tanweer” materialmente e moralmente e viola la libertà di creatività ed espressione artistiche attraverso le limitazioni sull’importazione di forme di cultura in Egitto, oltre alla restrizione sulle case editrici attraverso vincoli sull’importazione e la pubblicazione dei libri, in aggiunta alle procedure amministrative a cui va incontro l’editore.

La dichiarazione continua: “il danneggiamento della coscienza culturale egiziana non è in linea con la politica culturale dello Stato, approvata dalla Costituzione, che sottolinea l’importanza dei libri e del loro ruolo vitale come fonte di cultura.

Di conseguenza, l’associazione “Libertà di pensiero ed espressione” chiede di porre fine alla questione sottolineando che il Pubblico Ministero e le altre parti interessate devono essere un esempio per il rispetto della Costituzione e della legge. Si riferisce inoltre, che l’organo autorizzato per legge a decidere in tale questione, quello sopracitato per la censura sulle pubblicazioni, ha riferito al Consiglio dei Ministri che il libro non contiene nessuna irregolarità.

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Giusy Regina

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