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Voci dalla Siria per l’Eid di questo Ramadan

Di Editor K. The Syria Campaign (30/07/2014). Traduzione di Claudia Avolio.

In copertina un’immagine della città siriana di Saraqeb, Eid 2014

Prima dell’Eid al-Fitr, festività islamica che coincide con la fine del Ramadan, la gente acquista nuovi vestiti e prepara i biscotti dell’Eid. Il primo giorno della festa viene segnato dalle visite alle tombe dei propri cari, poi si scende in strada per andare a trovare famiglie ed amici, e si portano i bambini sulle altalene che riempiono le strade. Quest’anno l’Eid in Siria è stato un po’ diverso.

Abd Hakawati – Idlib, Siria nordoccidentale

“Ciò che preferivo dell’Eid era vedere le mie nipotine. Mia sorella veniva a trovarci come prima cosa da fare nella mattina d’Eid e le sue figlie arrivavano a svegliarmi ridendo. Ora trascorro l’Eid nella campagna di Idlib, da dove posso scorgere la mia vecchia casa ad Aleppo da lontano, perché sono ricercato dalla sicurezza siriana per le mie attività civili. Ma visitare Saraqeb oggi – un luogo in cui lo spirito rivoluzionario è ancora vivo – giocare con queste bambine e raccogliere del gelsomino per loro mentre saltavano dalla gioia, ha davvero reso il senso del mio Eid!”

Oussama Jafra – Campo di rifugiati di Yarmouk

“Abbiamo fatto del nostro meglio per far sorridere i bambini con le nostre risorse limitate. I loro sorrisi sono la nostra vittoria. I bambini riescono sempre a trovare la gioia nelle semplici cose, anche sotto assedio. Li abbiamo aiutati a realizzare piccoli biglietti a forma di farfalle che dicono: Yarmouk, siano benedetti il tuo Eid e le tue altalene.”

Abd al-Doumani – Douma, Siria meridionale

“Ieri abbiamo lavorato sodo per mettere su alcune altalene per i nostri bambini. Oggi un raid aereo ci ha colpito e ha mandato tutto all’aria. Grazie a Dio era mattina presto e sono rimaste ferite solo poche persone. E i bambini sono usciti a giocare nonostante tutto.”

Amer Matar – Raqqa, Siria nordcentrale

“Un tempo visitavamo le tombe dei nostri parenti nella prima mattina di Eid. Mio zio Mahmoud ci portava sempre con sé. Ieri è morto in un raid aereo su Raqqa. Mio fratello Mhd Nour è stato rapito dall’ISIS, non posso andare a far visita a mia madre perché l’ISIS mi considera un eretico, non posso neppure accompagnarla a visitare la tomba di suo fratello.”

Mohammed al-Abdallah – Merj, Ghouta Orientale

“Le strade sono vuote ed i cimiteri sono pieni – questo è il nostro Eid! Lo scorso anno malgrado tutti i bombardamenti i camioncini riuscivano ancora a girare per la Ghuota e distribuire succhi ai bambini, mentre noi usavamo gli scantinati come aree sicure per farli giocare. Ora con l’assedio ogni cosa costa troppo e i bambini possono giocare solo con secchi di plastica vuoti – eppure sembrano allegri anche solo con quelli. Ecco perché è d’obbligo per noi dire che attingiamo la nostra forza dai nostri bambini.”

Massoud Akko – Qamishli, provincia di Hasaka, Siria nordorientale

“Mi ricordo quand’ero piccolo: andavo sempre con gli altri bambini a ricevere dolciumi, com’è tradizione per gli arabi e curdi di Qamishli. Mia madre preparava un tipo speciale di biscotti dell’Eid chiamati klige molto conosciuti nella nostra zona: profumavano di paradiso. Questo Eid, l’intera provincia di Hasaka sta soffrendo, prima a causa del regime, ora con l’ISIS che la stava bombardando ieri, perché è piena di curdi ed altre minoranze.

In ogni famiglia si trovano persone morte o che sono state arrestate oppure sfollate. Ma mia madre – e tutte le altre madri – hanno preparato i biscotti klige e comprato dolciumi per i bambini. Non ho potuto far visita a mia madre perché sono ricercato dal regime, ma ricevere questa foto dalla città di Amuda speditami dai nostri parenti mi ha fatto sentire a casa.

Credo che l’Eid sia sempre stato e rimarrà sempre una festa per i bambini, i loro dolciumi ed i biscotti. Anche solo vederli preparare ti porta indietro nel tempo, puoi quasi sentirne l’odore, con tutti i ricordi della tua infanzia, che ti fanno ridere ancora”.

Rana – zona di Waer, Homs, Siria occidentale

“Dopo che il regime è entrato nella Vecchia Homs dove vivevo, sono rimasta intrappolata nell’assedio del quartiere di Waer, bloccata lontano dai miei genitori che vivono in un’altra zona della stessa città. Mi mancano, mi manca il viso di mia madre e mi mancano i biscotti dell’Eid. La gente qui è buona, ma forse coi miei genitori avrei potuto trovare un po’ di sicurezza quando i barili-bomba sono caduti ieri”.

Sami – Raqqa, Siria Nordcentrale

“Le strade sono vuote, ma non a causa delle bombe: perché a qualcuno verrebbe in mente di uscire quando si può essere arrestati solo per indossare maglie che loro non approvano? Come potremmo permettere ai nostri bambini di uscire, sapendo che potrebbero assistere a una crocifissione o una lapidazione per la strada. Questo non è più il nostro Eid.”

Vai all’originale e guarda le foto di questo Eid siriano

 

Claudia Avolio

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