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Verso un’azione della Corte Penale Internazionale a Gaza

Di Daoud Kuttab. Al-Monitor (12/08/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Mentre il suono degli spari inizia ad attenuarsi a Gaza, le organizzazioni internazionali per i diritti umani, gli esperti legali e gli attivisti politici parlano del bisogno di un’indagine della Corte Penale Internazionale (CIP) sull’eventualità che Israele abbia commesso crimini di Guerra durante l’ultima operazione nella Striscia.

Gli esperti legali considerano la CIP come l’ultima spiaggia: questo vuol dire che la corte interviene solo quando un Paese viene considerato incapace o non disposto a effettuare un’indagine per suo conto. Al momento attuale, né Israele né lo Stato di Palestina sono membri della CIP. In totale sono 122 i Paesi che hanno sottoscritto lo Statuto di Roma e la Giordania è l’unico Stato arabo a far parte di questo gruppo.

Fayez Abu Eita, un portavoce del movimento palestinese Fatah, ha dichiarato che i palestinesi hanno bisogno di un corpo internazionale che possa investigare sui crimini di guerra commessi da Israele nell’offensiva contro Gaza. In un’intervista telefonica, Abu Eita ha detto che è stato creato un comitato palestinese e che la questione è stata rivista da più angolazioni con la conclusione che si dovrebbe aderire alla CIP. Un sondaggio ha rivelato che un buon 80% dei palestinesi approvano l’adesione allo Statuto di Roma.

Il ministro degli Esteri palestinese, Riyad al-Malki, ha visitato la Corte presso L’Aia lo scorso 5 agosto per fare pressione affinché si intervenga contro Israele. Sebbene Malki abbia dichiarato che i palestinesi intendono aderire alla CIP, non è ancora chiaro il motivo della visita: è possibile che avesse come scopo quello di convincere la Corte ad avviare un’indagine sulle violenze nella Striscia.

Anche Amnesty International ha fatto appello alla CIP affinché si indaghi sulla guerra a Gaza. La dichiarazione dell’organizzazione recita che un tale indagine aiuterebbe a “rompere con la cultura dell’impunità che permette il compiere di crimini di guerra e contro l’umanità in Israele e nei Territori Occupati”.

I palestinesi fanno pressione affinché il loro Stato di Palestina, riconosciuto come Stato non-membro osservatore dell’ONU, aderisca alla CIP e inizi le procedure contro Israele, nonostante anche quest’ultimo non sia membro della Corte. Ciò che sembra aver frenato l’adesione della Palestina allo Statuto di Roma è stato il desiderio della leadership palestinese di ottenere prima l’approvazione di tutte le fazioni. Abu Eita ha dichiarato che esse sono state consultate e che la maggior parte “ha risposto in maniera positiva”. Tuttavia, il portavoce di Fatah non ha voluto rivelare la posizione di Hamas. Si dice che il negoziatore Saeb Erekat abbia dichiarato che se Hamas si rifiuta di firmare, allora il presidente palestinese Abbas deve fare in modo di ordinare la firma dello Statuto.

Alcune fazioni palestinesi potrebbero essere a loro volta accusate di crimini di guerra e quindi Hamas potrebbe essere restio a sostenere una tale mossa. L’imprecisa natura dei missili palestinesi potrebbe portare i funzionari dell’ONU a indagare sul gruppo palestinese in quanto non fa abbastanza per proteggere i civili. Il numero estremamente basso di vittime tra i civili israeliani nell’ultima escalation di violenza potrebbe aiutare Hamas ad evitare di essere accusato, ma altri attentati suicidi precedenti potrebbero essere difficili da difendere.

Una volta superati tutti gli ostacoli interni, ci si aspetta che lo Stato di Palestina aderisca presto allo Statuto di Roma. Le famiglie degli innocenti civili uccisi resteranno in attesa di vedere se la giustizia internazionale verrà veramente messa in moto.

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Roberta Papaleo

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