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Una maschera nera accende l’Egitto

black blocDi David Alandete. El País (30/01/13). Traduzione di Alessandra Cimarosti.

“Sono qui, mi imprigionino pure”. Kimo, 23 anni, ha appena lanciato una pietra contro una massa di poliziotti in tenuta anti-sommossa che hanno formato una barriera impenetrabile, in una delle strade laterali di piazza Tahrir, epicentro di tutte le proteste in Egitto. La risposta è stato un lacrimogeno che ha messo in fuga lui e i suoi compagni di lotta.

Forse è stato proprio quel lacrimogeno, molto utilizzato dalla polizia al Cairo, ad aver fatto diffondere l’uso del passamontagna nero per coprire il volto dei manifestanti e proteggere il naso e la bocca. Forse è stato un modo per mantenersi uniti in una sorta di uniforme anonima. In ogni caso, questa maschera è diventata un simbolo, un simbolo che adesso il Governo vuole condannare.

Il Black Bloc è l’ultima bestia nera del Governo di Mohammed Morsi e perciò è una delle ultime mode nelle strade cairote. Martedì, il procuratore generale egiziano, Talaat Abdullah, ha ordinato di arrestare i membri di questo gruppo, considerati istigatori di molti degli episodi di vandalismo e violenza che hanno lasciato il paese in fiamme, nei giorni scorsi. Talaat è arrivato a definire i membri mascherati di questo movimento, “terroristi”, denominazione che era mancata fino a questa settimana. Adesso, in piazza Tahrir, oltre alle bandiere egiziane e alle maschere di protezione contro il fumo, si vendono anche centinaia di passamontagna neri.

Kimo, con la faccia coperta di nero e la sua pietra in mano, è un esperto rivoluzionario. Sono due anni che è nelle strade. Iniziò con le proteste contro Hosni Mubarak, lanciando pietre contro la polizia. Dopo ha visto arrivare l’esercito e poi dopo ancora, Morsi. Dopo tutto questo tempo ha chiara una sola cosa “Non voglio che Morsi governi il mio paese. Non abbiamo fatto la rivoluzione in Egitto per far sì che lui e i Fratelli Musulmani si prendessero tutto. Loro hanno lacrimogeni e pallottole. Noi abbiamo pietre”. E riguardo alla sua appartenenza al Black Bloc? “Di questo non c’è molto da dire”.

È una risposta comune. Così è un Black Bloc: un club nel quale è facile identificare i propri membri, ma in esso non c’è in realtà un’organizzazione o idee chiare. Sono un centinaia di manifestanti uniti da un passamontagna. In realtà, la pratica di compirsi la faccia di nero, è nata in Europa negli anni 70-80 dello scorso secolo, ricorso prediletto da tutti i vari gruppi di attivisti, che fossero antinucleari o anarchici. In Egitto, si è cominciata a vedere nelle ultime settimane, in un contesto di crescente insoddisfazione popolare con le riforme di tipo islamista di Morsi.

“Per Morsi, il Black Bloc è una shama’a”, spiega Ahmed Omar, 22 anni e simpatizzante del gruppo. “Una shama’a, in egiziano, è una stampella. Questo è ciò che ha fatto Morsi, ha trovato una stampella sulla quale appendere tutti i suoi problemi”. Omar è stato imprigionato 5 volte durante le proteste contro Mubarak. Secondo lui, la chiave del futuro della rivoluzione è in gruppi come il Black Bloc, con la sua volontà di mantenere l’uniformità e l’anonimato, in una sorta di marea nera della quale il Governo Morsi non si libererà presto.

“Dal punto di vista politico, i manifestanti hanno la sensazione di essere braccati. E non è strano che abbiano deciso di esprimersi con questi episodi di violenza in strada”, aggiunge Omar. “Bisogna solo paragonare le armi che ha la polizia (pallottole, pistole, lacrimogeni) con ciò che hanno i manifestanti. Pietre! Io quindi la chiamo protesta pacifica”.

Lunedì, membri del Black Bloc sono riusciti a rubare un veicolo corazzato della polizia, lo hanno condotto a piazza Tahrir e lo hanno incendiato. Il veicolo continua a stare in piazza. È un simbolo e un promemoria che il Black Bloc è appena arrivato nella protesta egiziana e intende rimanerci.

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Alessandra Cimarosti

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