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Un museo virtuale per il Kuwait

Traduzione di Chiara Cartia. Asharq al-Awsat (24/05/2013).

Il Museo archeologico islamico del Kuwait ha annunciato una collaborazione con Google tramite l’esposizione in alta definizione di tre opere d’arte della sua collezione nel progetto “Google Art”. Tra le opere d’arte scelte per esser messe in mostra ci sono le tre seguenti: “Fuori dal mondo”, un’anfora blu brillante di cobalto e una pietra calcare con decorazioni in rilievo. L’immagine è disponibile in alta definizione e si può, grazie ad uno strumento apposito,ingrandirla e diminuirla, il che permette agli appassionati di arte di scoprire i dettagli più reconditi di queste opere e di guardarle da una distanza così ravvicinata da non averne forse mai ancora fatto l’esperienza.

Questa collaborazione avviene nell’ambito dell’ampliamento su scala mondiale del progetto Google Art, che ora ha più di 250 partecipanti nel mondo. 1500 pezzi sono stati aggiunti recentemente in alta definizione, il che fa sì che gli elementi messi in mostra in alta definizione, insieme alle altre opere, arrivino a 40mila. L’ultima ondata di aggiunte al progetto Google Art è stata la più grande in assoluto. Il Museo archeologico islamico del Kuwait è il secondo museo del mondo arabo a partecipare a questo progetto, in coda al Museo dell’arte islamica del Qatar che si è aggiunto l’anno scorso.

La cooperazione con il progetto “Google Art” permette agli spettatori di godere della vista di “Fuori dal mondo”, una collana di rubini (di 249,31 carati) a forma di lacrima con delle figure intarsiate sul lato destro. Sul lato superiore della pietra è ancora visibile il foro dov’erano iscritti i nomi di sei governanti. Si può osservare anche la giara di cobalto il cui blu brillante abbaglia e che è conosciuta perché porta il nome del suo artigiano, del suo possessore e della città in cui è stata fabbricata. C’è anche un’altra opera introdotta ad alta definizione: una statua di pietra calcare, reperto archeologico della cittadella ommiade nella città di Amman.

 La direttrice del museo archeologico islamico nel Kuwait, nonché socia della collezione “Sabah”, ha detto: “ gli amanti dell’arte e le opere d’arte stesse sono circoscritte ad una sfera di élite mentre ora stiamo moltiplicando il numero di persone in giro per il mondo che possono godere dell’arte grazie a Google Art”.

 Le opere d’arte messe in mostra si possono trovare utilizzando il nome dell’artista che le ha ideate, cercando il nome dell’opera stessa, o tramite il genere artistico in questione, con il nome del museo, il nome del paese, il nome delle collezioni o delle epoche. Con Google Art e con Hangouts gli spettatori possono far guardare ai loro amici le opere che prefereriscono ediscuterne in una videochat; approfondire un argomento o una collezione artistica determinata grazie a una sessione didattica tenuta da un esperto.

 L’opzione “la mia esposizione” permette agli utenti di conservare delle immagini di ogni opera e di allestire così una propria mostra personale a cui si possono aggiungere annotazioni e che si può condividere con la famiglia o con gli amici.

 Questo strumento è ideale per far sì che gli studenti e le collezioni cooperino per dare vita a nuovi progetti e tramite questi raggruppare opere. C’è anche un’opzione che si chiama “paragone” con cui si può esaminare, mettendoli l’uno di fianco all’altro, due frammenti per sapere come si sono evoluti gli stili nel tempo, per fare il paragone tra le varie correnti culturali o per esaminare in dettaglio i due frammenti.

 Abu al ‘Ainain, responsabile delle relazioni pubbliche di Google in Medio Oriente e nel Nord Africa, ha detto che la collaborazione tra Google Art e il Museo islamico può promuovere le opere d’arte rendendole accessibili a un pubblico vastissimo, contribuendo anche a preservarle. Abu al ‘Ainain ha aggiunto che la cooperazione da parte di soci provenienti da tutto il mondo mira ad incitare sempre più persone a scoprire il loro amore per l’arte e a visitare le opere visibili nel museo.

 Il progetto Google Art è il “ramo culturale” di Google che vuole mettere i mezzi tecnologici a disposizione della comunità culturale affinché questa possa introdurre su Internet le opere d’arte e gli oggetti antichi. La responsabile haconcluso dicendo che : “lo scopo è di ampliare il numero e il genere di oggetti messi in mostra per far sì che il pubblico li scopra tramite Internet. Diamo quindi un’impronta democratica all’ottenimento e alla protezione di questo obiettivo, affinché le generazioni future possano goderne”.

http://www.aawsat.com/details.asp?section=54&article=729706&issueno=12595#.UZ4yMmfC5mA

Giusy Regina

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