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Turchia, Daish e PKK: un’equazione complicata

Di Murat Yetkin. Hurriyet Daily News (07/10/2014). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) è stato fondato nel 2013 sulla base dello Stato Islamico dell’Iraq (ISI), a sua volta nato da Al-Qaeda in Mesopotamia (AQM). A sua volta, l’ISI è stato fondato nel 2004 in reazione all’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti nel 2003. Quando Daish è apparso nel 2013, ha subito guadagnato un enorme sostegno, non solo in Siria ma anche in Iraq, grazie al radicalismo anti-sunnita dell’ex (sciita) primo ministro Nouri al-Maliki, sostenuto sia dagli Stati Uniti che dall’Iran.

D’altra parte, il Partito Curdo dei Lavoratori (PKK) ha avuto una storia con tutti i regimi degli Assad. Il suo leader fondatore, Abdullah Öcalan, ha vissuto nella capitale siriana, Damasco, grazie ad Hafez al-Assad, padre di Bashar, fino a quando la Turchia non ha minacciato la Siria di guerra nel 1998. La questione si è conclusa con l’arresto di Öcalan nel 1999. Dopo 30 anni di conflitto, il PKK sta ora negoziando con il governo turco per trovare una soluzione politica. Si tratta di un’organizzazione che è attiva in Iran, Iraq (dove ha sede il suo quartier generale militare) e Siria. La sua organizzazione sorella in Siria, il Partito dell’Unità Democratica (PYD), sta ora combattendo contro i gruppi islamisti radicali, compreso Daish, per mantenere la sua posizione vicino ai confini turchi.

Nel teatro siriano, quindi, ci sono quattro attori principali ora: Assad, Daish, il PKK e l’Esercito Siriano Libero (ESL). Dopo che il governo di Ahmet Davutoğlu ha ottenuto dal parlamento un mandato per lo svolgimento delle operazioni militari in Siria e in Iraq, il presidente turco Tayyip Erdoğan ha dichiarato che la Turchia non desidera né Daish né il regime di Assad in Siria. Nonostante i processi di pace in corso con il PKK, il mandato parlamentare include anche operazioni anti-PKK.

Quindi la Turchia è contro Assad, Daish e il PKK ed è probabilmente l’unico Paese ad avere questa posizione. Questo è il motivo per il quale quando Salih Muslim, il leader del PYD, è andato ad Ankara nel fine settimana per chiedere supporto militare contro Daish, i funzionari turchi gli hanno detto di chiarire la sua posizione contro Assad e di unirsi all’ESL, per poter godere dell’assistenza internazionale, incluso quella turca. In questo modo, Ankara stava anche dicendo al PKK di smettere di fare l’occhiolino agli Assad.

In linea con le parole di Erdoğan su “né Daish, né Assad”, il ministro dell’energia turco, Taner Yildiz ha dichiarato nel weekend che la Turchia non è nella posizione di preferire il PKK a Daidh. Yildiz ha sottolineato che la Turchia è contro tutti e due. Non è interessante che né il ministro degli Esteri turco né il ministro della Difesa hanno fatto questo appunto, ma l’ha fatto il ministro dell’Energia?

Murat Yetkin è un giornalista di opinione e presentatore televisivo di programmi di politica in Turchia.

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Viviana Schiavo

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