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La Tunisia e la sua soffocante crisi finanziaria

Di Muhammad Krishan. Al-Quds al-Arabi (01/04/2014). Traduzione e sintesi di Giusi Forrisi.

Lo stato tunisino non sarà in grado di pagare gli stipendi e le pensioni previste per la fine di aprile 2014, dunque risulterà quasi impossibile pagare quelle del prossimo luglio se la situazione continuerà ad essere quella attuale. Questa la notizia apparsa lo scorso 31 marzo sulla prima pagina del quotidiano tunisino al-Maghreb, lasciando gli impiegati statali nello sgomento. La notizia era accompagnata dal parere di un eminente economista, secondo cui la situazione finanziaria in Tunisia non avrebbe mai subito un tale deterioramento dalla conquista dell’indipendenza.

I segnali che presagivano la difficile situazione finanziaria ed economica in cui versa la Tunisia oggi erano numerosi, tuttavia nessuno ha mai affermato apertamente che potesse raggiungere questi livelli. Il governo è stato, quindi, chiamato in via d’urgenza a cercare ulteriori prestiti per una cifra che oscilla tra i 2,5 e i 3,5 miliardi di dollari o, in alternativa, a tentare di recuperare questa cifra al proprio interno, attraverso la strategia del risparmio, in modo da rendere possibile il pagamento degli stipendi e delle pensioni a fine aprile.

Il capo del governo tunisino nel suo tour dei paesi del Golfo ha discusso la possibilità di ottenere da questi gli aiuti necessari a superare la fase critica che il paese sta attraversando, senza tuttavia ottenere nessun risultato. Inoltre è trapelata la notizia che alcuni dei suddetti Stati abbiano offerto il loro aiuto a patto che il movimento islamista al-Nahda non sia presente sulla scena politica. Le prossime elezioni, infatti, previste entro la fine dell’anno, potrebbero riportarlo al potere.

Per risollevare il paese dalla profonda crisi in cui versa è necessario, principalmente, inibire l’evasione fiscale, tagliare la spesa pubblica e frenare l’aumento dell’occupazione nel settore pubblico: ciò è quanto ha tentato di fare finora il capo del governo Mehdi Jomaa. Inoltre, sarà inevitabile ricorrere ai pacchetti di assistenza offerti dallo stato (alimenti, carburante, energia) e bisognerà trovare un meccanismo che permetta di stabilire quali siano le classi oppresse e vulnerabili che abbiano diritto ad usufruire di tale assistenza.

La cosa più importante è che la Tunisia ritrovi lo spirito del lavoro e si astenga da scioperi senza senso. Solo così il popolo tunisino potrà uscire da questo tunnel, nell’attesa di una ripresa che si spera non tarderà ad arrivare.

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Viviana Schiavo

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