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Trasformazioni storiche nell’industria del petrolio

Di Walid Khadduri. Dar Al-Hayat (29/10/2012). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

Nel corso dei secoli, le caratteristiche storiche cambiano in modo graduale. Ad esempio, la scoperta del petrolio e del gas non ha determinato la fine dell’era del carbone. Piuttosto, il suo uso e la sua quota nel mercato internazionale dell’energia sono diminuiti a favore degli altri idrocarburi.

Di fatto il carbone è ancora il primo combustibile per la produzione di energia in diversi paesi, tra cui India e Cina, ed è anche ampiamente usato negli Stati Uniti. Nonostante si stia tentando di sostituirlo con il gas naturale, è probabile che nei prossimi decenni la competizione tra queste due risorse continui sulla base di diversi fattori: volume della produzione interna, disponibilità, costi e questioni ambientali.

Ciò determina una serie di cambiamenti in atto nell’industria mondiale del petrolio che, dopo un secolo di monopolio da parte delle compagnie occidentali, vede oggi emergere le compagnie nazionali di Asia e America Latina.

Le compagnie petrolifere asiatiche hanno iniziato a competere con quelle internazionali in alcuni dei più importanti paesi produttori di petrolio, come l’Iraq. Entro il 2014, si accaparreranno 2,7 milioni di barili di petrolio da destinare ai mercati interni senza alcun intermediario straniero, riducendo i costi e assicurandosi il rifornimento di energia.

Le compagnie cinesi, in particolari CNPC, sono le leader asiatiche grazie alle operazioni  nei giacimenti di Rumaila, Halfaya e al-Ahdab. Anche il gruppo malese Petronas gioca un ruolo importante in Iraq attraverso la partecipazione allo sviluppo dei giacimenti Majnoon e al-Gharraf.

Ci sono anche altri mercati di produzione del petrolio in cui inserirsi, come quello degli Emirati Arabi Uniti. In un primo momento, le compagnie petrolifere asiatiche si limitavano ad importare greggio dai paesi del Golfo per soddisfare la domanda dei mercati interni. Oggi, invece, esercitano una forte concorrenza nei confronti delle mega corporazioni occidentali per le concessioni della Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC). Anche le compagnie asiatiche, dunque, si stanno avventurando in una regione rischiosa dal punto di vista politico.

D’altra parte, la compagnia cinese CNPC ha vinto il primo contratto di esplorazione e produzione in Afghanistan, dove ha iniziato lo sfruttamento del giacimento Amu Darya, con una produzione stimata in 1,5 milioni di barili all’anno.

Le relazioni petrolifere tra i paesi arabi e quelli asiatici, dunque, sono venute alla luce gradualmente. Con ciò non si intende l’aumento delle importazioni di greggio da parte delle economie emergenti, ma l’inizio dell’esplorazione dei paesi produttori di petrolio da parte delle compagnie asiatiche (Cina, India, Malesia Korea, Giappone) e la competizione con quelle occidentali. Dal canto loro, infine, diverse compagnie petrolifere arabe hanno investito in raffinerie e impianti petrolchimici in diversi paesi asiatici per assicurarsi una posizione salda nei mercati futuri.

Ilaria Antoniello

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