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Spopola il matrimonio senza qat

Di Lamis Ferhan. Elaph (16/11/12). Traduzione di Alessandra Cimarosti.

Un giovane yemenita, Baraa Shiban, ha reso il suo matrimonio l’evento dell’anno, catturando l’interesse dei media e della diplomazia, dopo aver annunciato che avrebbe celebrato le sue nozze, nella capitale Sanaa, senza il rito della masticazione del qat.

La notizia è stata calorosamente accolta tra i giovani che organizzano campagne per metter fine a questo crescente fenomeno, nella società yemenita. Hanno così confermato con gioia la loro partecipazione alla celebrazione delle nozze nelle quali gli invitati avrebbero avuto volti sorridenti, piuttosto che gonfiati dalle foglie del qat. Molti yemeniti sperano che questo sia il primo passo verso l’eliminazione del qat, o per lo meno, il preambolo della riduzione dell’assunzione di questa pianta. Alcuni uomini di affari di primo piano hanno annunciato che si impegneranno a sostenere le spese di matrimoni simili, nei quali non si mastica il qat. L’idea del “matrimonio senza qat” ha ricevuto l’approvazione anche degli invitati i quali hanno dichiarato che organizzeranno questo genere di matrimonio in altri posti.

Numerose organizzazioni civili stanno lottando per far aumentare la consapevolezza dei rischi dati dal qat, ma lavorano in un ambiente difficile; potrebbero infatti passare lunghi anni, prima che si diffonda la conoscenza dei rischi di questa pianta, il cui uso è una tradizione tramandata di generazione in generazione, e prima che le autorità governative prendano misure legali per limitare l’aumento della sua assunzione.

Gli effetti negativi del qat non si limitano alla salute, alla società e all’economia, ma influiscono anche a livello ambientale. Gli attivisti che si oppongono alla diffusione di questa pianta affermano che questa potrebbe far diventare presto Sanaa la prima capitale della carestia e della siccità nel mondo. A differenza di alcool e droghe pesanti, la masticazione del qat è una pratica accettata dalla religione in questa società musulmana conservatrice. Molti yemeniti sostengono che questa pianta non produce effetti negativi sociali come farebbero invece il whisky o la marijuana.

Ma, anche se la società yemenita continua a tollerare questa abitudine collettiva, il qat sta gradualmente diventando una male da curare. Gli ammonimenti sulla sua pericolosità risalgono ad anni fa – se non a decenni fa – quando numerosi accademici avevano sottolineato gli effetti negativi sia sull’ambiente, che sulla società, che sull’economia. L’ex-presidente Ali Abdullah Saleh (che masticava lui stesso in continuazione) aveva promosso un’iniziativa per fermare l’uso di qat, nel 1999. Negli ultimi mesi, la campagna popolare ha ricevuto un consenso senza precedenti. Abdel Aziz al-Saqaf, attivista della campagna “Yemen senza qat” ha affermato che questa pianta è una parte integrante del tessuto sociale yemenita. Ma se da una parte preserva la coesione sociale, dall’altra crea altri problemi, come quello della probabile siccità dovuta al qat. Tra il 1970 e il 2000 è aumentata la superficie dedicata alla coltivazione del qat del 1200%. Oltre alle superfici impiegate per la sua coltivazione, altro dato eloquente è il consumo del 40% delle risorse idriche yemenite che contribuisce alla crescente crisi idrica che potrebbe portare alla carestia. Molti agricoltori iniziano a coltivare il qat a discapito di frutta e verdura per i maggiori profitti e la forte domanda di tale prodotto.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità invece, non ritiene che il qat sia una pianta che crea assuefazione, ma la pressione sociale e la dipendenza psicologica fa sì che la maggior parte degli yemeniti più poveri spendano le loro poche risorse in foglie di qat e questo si avvicina all’assuefazione.

“No al Qat” su Twitter

La campagna contro il qat è iniziata con Hinde al-Iriani, una blogger yemenita a Beirut. L’iniziativa da internet, è poi dilagata nel territorio yemenita, con il supporto di molti attivisti per lo più istruiti e provenienti dal ceto medio, per poi raggiungere anche politici e uomini d’affari. Ma nonostante il grande successo di questa campagna tra l’elite urbana, è la maggior parte della popolazione rurale ad essere la chiave per qualsiasi reale tentativo di “svezzamento del paese dalla dipendenza”. Ma molti attivisti si dicono pronti alla sfida. Lo stesso sposo Baraa Shiban ha detto “arrivare a questo punto è stata una sfida” riferendosi al fatto che molti familiari e molti amici avevano inizialmente minacciato di boicottare il suo matrimonio a causa del divieto del qat.

 

 

 

Alessandra Cimarosti

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