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Siria: Obama vuole vincere la guerra gratis!

Zoom 19 feb Siriadi Abdul Rahman al-Rashed. Al-Sharq al-Awsat (18/02/2013). Traduzione di Roberta Papaleo. Hezbollah sta spargendo sangue in Siria e non sul confine con Israele. L’Iran sta spendendo centinaia di milioni di dollari come uno scommettitore accanito che ha perso una partita, dal momento che le sue azioni in Siria sembrano quelle di un animale ferito portato alla follia. Il regime di Assad sta sanguinando pesantemente per la prima volta dopo 40 anni di abusi. Intanto, la Russia rimane decisa a soccorrere un regime sconfitto con armi, conferenze e veti.

Sulla superficie, la scena sembra l’ideale per il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Vuole trasformare la Siria in un nuovo Iraq per gli iraniani ed in una trappola per Hezbollah e la Russia. Inoltre, vuole liberarsi del regime di Bashar al-Assad per meno del costo di una telefonata.

In realtà, questo è quanto accaduto finora, forse senza un precedente piano. Il presidente Obama, però, deve stare attento: potrebbero essere lui ed i sui soci a cadere in trappola e nessuno può più sopportare di vedere la situazione in Siria. Prima di tutto, stiamo affrontando una tragedia umanitaria orrenda. Secondo, stiamo assistendo alle fasi iniziali della più pericolosa espansione di al-Qaeda dagli attacchi dell’11 settembre, con l’organizzazione terroristica che si sta guadagnando la simpatia del pubblico, il territorio e il supporto. tutto quello che è stato ottenuto negli ultimi dieci anni rischia di disintegrarsi in Siria. l’Iran e la Siria vogliono che al-Zawahiri erediti il regime di Assad dopo la caduta di Damasco, il che rovinerebbe tutto quello che la rivoluzione è riuscita ad ottenere.

L’estremista Jahbat al-Nusra possiede più di 15.000 elementi e sta combattendo fieramente contro l’esercito di Assad, attaccando centri, posti di controllo, diversi distretti ed alcune città. Il movimento ha la meglio sulla popolazione siriana perché sta sfidando il nemico senza paure e sta spendendo molto per i bisogni umanitari quotidiani dei cittadini.

Una fonte che segue gli sviluppi in Siria mi ha riferito che Jahbat al-Nusra condivide delle caratteristiche con al-Qaeda dal punto di vista ideologico, ma che cerca di agire in maniera diversa per potersi guadagnare la simpatia dei residenti e reclutare i loro figli. Questo è il modo in cui il movimento sta crescendo ed è il modo in cui le sue capacità sono diventate più ampie rispetto a quelle dell’Esercito Siriano Libero, che, nonostante conti il triplo dei combattenti, soffre per le scarse risorse e la pressione crescente.

Ma qual è la relazione tra Jahbat al-Nusra e la politica di guerra gratuita di Obama? La risposta giace nelle probabili conseguenze.

Quando al-Qaeda si affermerà in Siria, sarà più radicata e significativa di tutte le sue manifestazioni precedenti, dall’Afghanistan al Mali. Non sarà poi facile scacciarla dal Paese, a prescindere dalla caduta di Assad o meno.

Sappiamo tutti che ciò che ha evitato ad Assad di perdere il potere non è stata la sua strategia militare. Non è stato neanche la grande quantità di aiuti che ha ricevuto dai suoi alleati, Russia e Iran. Piuttosto, il regime Assad è rimasto perché l’opposizione è stata lasciata sola a combattere con armi semplici contro tutti quei fattori in una sola volta. Se il sostegno e la protezione militare fossero stati forniti all’opposizione, specialmente se si considera l’enorme differenza nell’equilibrio del potere degli ultimi due anni, il regime siriano sarebbe caduto nel giro di un mese.

Vorrei ricordare al presidente Obama che mentre la guerra in Siria potrebbe apparire una “battaglia perfetta” agli Stati Uniti, dove i rivali sanguinano senza che l’America spenda un soldo, il vero prezzo potrebbe essere rivelato nel prossimo capitolo, quando al-Qaeda prenderà il controllo del territorio siriano e delle emozioni dei suoi cittadini oppressi. In passato, la Francia si mostrò tutt’altro che entusiasta nel partecipare alle guerre contro il terrorismo. Tuttavia, oggi la vediamo impegnata in un difficile, forse prolisso, confronto nel Sahara meridionale e nel nord del Mali. Questa guerra è arrivata come risultato di una serie di fattori e potremmo vedere una situazione simile in Siria nel tempo.

Salviamo il popolo siriano dal massacro e non lasciamo che vedano al-Qaeda come il loro unico difensore, altrimenti non li potremmo incolpare nel vederli stringersi intorno all’organizzazione in futuro.

 

http://www.aawsat.com//leader.asp?section=3&article=717624&issueno=12501

 

 

Roberta Papaleo

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