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Sergei Lavrov presenta la nuova Costituzione siriana

Siria bandiera

Di Rajeh Khoury. Al-Arab (18/04/2016). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Secondo un rapporto diplomatico, il segretario di Stato americano, John Kerry, in occasione della sua ultima visita a Mosca è stato sorpreso dalla presentazione da parte del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, della bozza della nuova Costituzione siriana. Il ministro Lavrov sembra averlo invitato ad apportare delle annotazioni al fine di giungere ad un testo condiviso da entrambi da sottomettere ai rispettivi alleati prima, e poi agli stessi siriani.

Una simile notizia ha sollevato dubbi e domande, in quanto le stesse considerazioni di Lavrov sono arrivate in seguito alla conferenza stampa di domenica scorsa a cui ha partecipato anche la sua omologa argentina, Susana Malcorra, e dove ha annunciato che “le parti siriane negoziatrici sono chiamate ad accordarsi a Ginevra sulla stesura di una bozza della nuova Costituzione, atta a garantire il passaggio al nuovo sistema, a conclusione delle nuove elezioni anticipate”.

Da notare che tali parole vengono pronunciate in un clima di derisione verso le nuove elezioni indette dal presidente siriano Bashar al-Assad, e che sembrano perdere ogni importanza costituzionale e rappresentativa, in quanto considerate una mera misura transitoria al fine di impedire un vuoto sia legislativo che esecutivo.

Ancor più assurdo il coinvolgimento russo e americano nella stesura di una Costituzione in nome del popolo siriano, privato del suo diritto all’autodeterminazione. Tuttavia, aldilà dell’opinione del presidente Assad in merito, quel che interessa è il parere degli iraniani affondati nel pantano siriano e che forse potranno considerare una tale mossa come un pretesto per uscire dalla difficile situazione che si trovano ad affrontare.

In un simile contesto, non riesco a trovare nessuna differenza tra un Bashar al-Assad che annuncia elezioni anticipate e un Sergei Lavrov pronto a scrivere la Costituzione di un popolo che non appartiene più al suo paese, soprattutto quando più della metà dei siriani ha perso la vita o si trova nella condizione di rifugiato.

Resta il fatto che il popolo siriano è il solo ad avere voce in capitolo e il solo a decidere del proprio destino. Ma proviamo a ricordare dove sono i siriani oggi: un milione e mezzo in Turchia; due milioni in Libano; 800 mila in Giordania e oltre quattro milioni nel deserto siriano.

Nel frattempo però Assad parla di elezioni e Lavrov redige la nuova Costituzione in nome del popolo!

Rajeh Khoury è uno scrittore libanese per Annahar e Asharq al-Awsat.

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Redazione

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