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Riportare al centro la guerra in Siria, tra barili-bomba e assedi

Di Priyanka Boghani. Frontline Pbs (27/02/2015). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

La drammatica ascesa di Daesh (ISIS) ha spostato l’attenzione del mondo dal conflitto in Siria, ma un nuovo rapporto ci ricorda che gli attacchi del governo siriano contro i propri cittadini stanno continuando senza sosta. Il rapporto, pubblicato la settimana scorsa da Human Rights Watch (HRW), ha messo in luce l’uso continuato da parte del governo siriano di barili-bomba contro la popolazione civile, nonostante una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU che lo scorso anno ne ha specificamente vietato l’utilizzo.

Lanzo Siria
Una vignetta di Lanzo con un barile-bomba che viene scambiato prima per pane e poi per un pacco di aiuti

Il gruppo di HRW ha documentato almeno 450 nuovi siti bombardati nella zona di Daraa, dove la rivolta siriana è nata, ed oltre 1.000 nella provincia di Aleppo. Il rapporto spiega come gran parte dei siti mostrano segni di essere stati colpiti da barili-bomba, anche se alcuni possono essere stati causati da razzi, missili o altri attacchi aerei. Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, oltre 6.000 civili, tra cui 1.892 bambini, sono stati uccisi da attacchi con barili-bomba da quando la risoluzione ONU è passata nel febbraio dello scorso anno.

“Il rapporto di HRW e la situazione che delinea sono indicativi del fatto che nonostante tutta l’attenzione dell’Occidente sembri ora focalizzarsi su Daesh, la guerra siriana continua con gli stessi livelli di brutalità e spargimento di sangue”, ha detto l’analista Noah Bonsey dell’International Crisis Group, ente no-profit che si concentra sul prevenire e risolvere conflitti armati. In un ulteriore rapporto le vittime hanno detto alla Commissione d’Inchiesta dell’ONU sulla Siria che i bombardamenti aerei del governo sono parte di una strategia più ampia condotta nelle zone controllate dal regime di “prosciugare il mare per uccidere i pesci”.

La strategia, descritta in modo dettagliato nel rapporto dell’ONU, comprende l’imposizione di un assedio circondando un territorio, l’istituzione di posti di blocco e l’arresto del flusso di cibo e forniture mediche. Chiunque tenti di rompere l’assedio rischia l’arresto ed un possibile incarceramento e torture, mentre gli abitanti nell’area assediata sono esposti a bombardamenti di diverso tipo da parte del governo. La tattica dell’assedio e del lasciar morire di fame è stata usata più notoriamente a Homs e a Yarmouk. Noah Bonsey ha affermato che il regime usa barili-bomba, assedio e fame come “punizione collettiva” per alzare “i livelli di disperazione nelle aree controllate dall’opposizione finché le popolazioni locali fanno pressioni sui gruppi di ribelli perché accettino cessate-il-fuoco locali”.

Robert Wright, studioso di Medio Oriente presso il Wilson Center, ha detto che l’impatto dei barili-bomba non è solo fisico, è anche psicologico: “È terrificante. Se avete mai visto qualcuno colpito da un barile-bomba, è atroce, sanguinoso, e ti lascia segnato a vita”.

Priyanka Boghani è una digital research assistant che vive a Boston.

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Claudia Avolio

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