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Referendum: prime impressioni dal Cairo

Mi trovo a Dokki, quartiere sulla riva ovest del Nilo e la situazione appare molto tranquilla: un bel sole caldo, il solito traffico, il solito caos del mercato, pigri signorotti che bevono thè e fumano shisha. Verso mezzogiorno passo davanti a due scuole elementari, presidiate da poliziotti affiancati da militari: l’affluenza sembra bassa, cosa normale tutto sommato, dal momento che non è stata proclamata alcuna vacanza per oggi e la gente è andata a lavorare normalmente. Troppo presto per commentare o trarre conclusioni. Mentre scrivo, alcuni elicotteri sorvolano insistentemente la zona mentre risuona la preghiera. Nel frattempo la versione online del quotidiano Al Ahram  parla di almeno 7 vittime nel paese.

Mi sembra di rivivere un déjà vu che mi riporta alle tornate elettorali del  2012. Ho visto persone piangere all’idea di dover recarsi al seggio e votare Mohammad Morsi, solo per non consegnare il paese all’ex primo Ministro di Mubarak, Ahmad Shafik. Oggi sono sicuro che in molti andranno a votare, e probabilmente diranno sì, ma senza aspettarsi più di tanto, normale dopo 3 anni di tragedie, speranze e nuove illusioni. Non c’è intenzione di tornare indietro, nessun pentimento, ma il futuro è nuovamente incerto. Gli egiziani sanno bene quello che hanno lasciato (Mubarak, Morsi e i suoi “Fratelli”) ma non sanno esattamente cosa si celi dietro l’angolo e sono molto, molto stanchi.

Dal Cairo, Luca Pavone.

Luca Pavone

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