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Quando l’alleato diventa una minaccia

Di Abdallah Majid. Elaph (02/07/2012). Traduzione di Angela Ilaria Antoniello

Quando il mese scorso le forze siriane hanno abbattuto un jet da ricognizione turco, la Turchia ha promesso di adottare le misure necessarie, mentre il Primo Ministro ha dichiarato che la Siria costituisce un chiaro pericolo per la sicurezza del suo Paese. Così è stato avviato il rafforzamento militare lungo la frontiera con la Siria e sono state annunciate nuove regole di ingaggio per le forze armate turche.

L’abbattimento del jet ha contribuito al deterioramento delle relazioni tra i due paesi, anche perché il conflitto interno alla Siria minaccia i valicare i propri confini. Nonostante la Turchia abbia dichiarato di volere che Al-Assad lasci il potere, gli esperti sostengono che Ankara è ancora lontana dal trasformare questa retorica in azione.

Secondo Sinan Ulgen, a capo del Center for Economics and Foreign Policy Studies (EDAM), un think tank con sede a Istanbul,  il rischio di un intervento diretto unilaterale è esiguo; è più probabile, invece, che si verifichino singoli incidenti o un conflitto lungo il confine.

La Turchia ha permesso all’opposizione siriana di operare nel suo territorio, ma quando è stato chiesto se si sta di fatto creando una zona cuscinetto per l’Esercito Siriano Libero, un ufficiale si è rifiutato di approfondire la questione. Probabilmente la Siria considererebbe la creazione di una zona cuscinetto come un atto di guerra e per questo motivo il governo turco pesa attentamente le proprie parole. Ulgen ha detto al Washington Post che Ankara è consapevole dei limiti imposti alle proprie azioni dal contesto internazionale, ma resta fondamentale eliminare qualsiasi minaccia per la sicurezza del Paese.

La Turchia ospita sul suo territorio circa 33 mila rifugiati siriani e teme che un flusso più grande potrebbe essere destabilizzante. Inoltre, alcuni sospettano che la Siria contribuisca ad aumentare i contrasti con gli elementi separatisti presenti nelle fila della minoranza curda. In aggiunta a ciò, i rapporti dell’intelligence palesano che il regime di Bashar Al-Assad ha permesso al PKK di svolgere la sua attività dal nord della Siria.

Purtroppo, proprio ora che il governo turco fa progressi nel sostenere l’opposizione siriana, un sondaggio rivela che il 56% dei turchi, ritenendo la crisi interna alla Siria, non è favorevole a un intervento e difficilmente cambierà idea, a meno che Erdogan non opti per un tipo di intervento che possa essere accettato dall’opinione pubblica, come ad esempio dare più aiuti all’opposizione siriana.

 

Ilaria Antoniello

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