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La posizione degli USA sulle elezioni presidenziali in Libano

Di Nicolas Nassif. Al-Akhbar (17/05/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

A poco a poco, le elezioni presidenziali in Libano stanno attirando l’attenzione internazionale. Gli ambasciatori stanno facendo pressione per la nomina di un nuovo capo di Stato prima del termine costituzionale (il 25 maggio). Alcuni emigranti di ritorno in Libano, basandosi sulle informazioni ottenute dai loro contatti tra gli alti funzionari e il personale del Dipartimento di Stato americano, hanno parlato della posizione degli USA nei confronti delle elezioni libanesi, che può essere riassunta nei seguenti punti.

Primo, l’amministrazione americana non vuole interferire direttamente e non ha un candidato preferito. Ad ogni modo, come in passato, pare che gli USA non vogliano vedere l’elezione di un presidente che sia alleato con un regime come quello di Bashar al-Assad in Siria.

Secondo, Washington è contro una revisione della Costituzione, sia che essa si rendesse necessaria per prorogare il mandato del presidente Michel Suleiman che per rendere possibile l’elezione di uno qualsiasi dei candidati.

Terzo, l’amministrazione americana ha adottato una ferma posizione contro qualsiasi visita di qualsiasi candidato, per non dare alcun supporto a nessuno dei concorrenti, o sponsorizzarli. Di nuovo, è importante per Washington dare l’impressione di non voler intervenire nelle elezioni.

Quarto, la posizione di Washington è stata riconfermata mille volte da David Hill, l’ambasciatore americano a Beirut, il quale ha insistito sul fatto che le elezioni si dovranno concludere entro i tempi costituzionali. Allo stesso tempo, Hill ha espresso preoccupazione temendo che il vuoto presidenziale possa causare disordini come nel 2008, ai tempi della crisi di governo post Emile Lahoud e dell’accordo di Doha.

Quinto, dopo aver valutato come fallimentari le presidenze di due ex comandanti dell’esercito (Laohud e Suleiman), Washington ha concluso che queste elezioni non dovranno porre il settore militare in posizioni di potere, temendo un indebolimento della sua sfera di influenza.

Sesto, il Dipartimento di Stato ha completamente affidato la questione al suo ambasciatore a Beirut, a causa della presenza di alter problematiche regionali che meritano più attenzione del Libano, come l’Iran, la Siria e l’Egitto. Contrariamente alla diplomazia tradizionale, dunque, l’affare libanese verrà gestito da Beirut e seguito da Washington.

Settimo, l’obiettivo essenziale affidato a Hill è mantenere la stabilità del Libano. Da parte sua, Hill si è mantenuto aperto e neutrale verso tutte le fazioni politiche in campo (fatta eccezione per Hezbollah), facendo visite e combinando incontri per ascoltare quanto ognuno avesse da dire.

In definitiva, nessuno al Dipartimento di Stato potrebbe gestire gli affari libanesi meglio di Hill, mentre gli altri esperti sono occupati con altre questioni. Hill conosce ormai bene il Libano, i suoi funzionari ed il suo contesto, dopo aver svolto diversi incarichi nel Paese nel corso degli ultimi 25 anni.

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Roberta Papaleo

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