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In Palestina, contrastare la permanenza delle colonie dovrebbe essere una priorità

Di Ramona Wadi. Middle East Monitor (31/05/2016) Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP) sta mostrando chiaramente che ci sono alternative alla proposta coloniale manipolatrice promossa dalla Francia, dalla comunità internazionale e dall’Autorità Palestinese. In una dichiarazione pubblicata sul suo sito web, il PFLP ha fatto un appello affinché ci sia una mobilizzazione internazionale il 3 e il 4 giugno contro l’imminente oblio della memoria palestinese.

Il movimento ha dichiarato: “Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina chiama il popolo palestinese all’interno della Palestina e quello in esilio ad organizzarsi per far fronte e far crollare la cosiddetta “iniziativa francese” e qualsiasi altro progetto internazionale simile che cerchi di liquidare i diritti dei palestinesi sotto la falsa sembianza di “negoziati di pace”, in particolare il diritto di ritornare dei rifugiati palestinesi nelle loro terre e nelle loro case”.

Lo scrittore e attivista Khaled Barakat ha esposto il ruolo della Francia nella regione. La presenta come una potenza colonialista e reazionaria, spiegando come i suoi sforzi internazionali siano sincronizzati con politiche interne che discreditano la sua immagine.

Ciò che è stato detto dalla PFLP sulla Francia riflette in realtà la dinamica della maggior parte dei paesi e delle istituzioni internazionali che intrattengono rapporti falsi con la Palestina, avendo rifiutato consciamente la validità della lotta armata a favore di negoziati che sono serviti come uno strumento di colonizzazione per gli Israeliani. La PFLP riconosce la necessità di coinvolgere tutti i palestinesi e non solo restringere la problematica alle poche lingue di terra rimaste. La piattaforma internazionale per i palestinesi è diventata precaria a causa del monopolio di Israele, della comunità internazionale e internamente, dell’autorità palestinese. Lo spazio per la libertà d’espressione è ridotto dato che questi tre elementi impongono la loro visione delle cose. La PFLP fa bene a lanciare un appello ma bisognerebbe pensare meticolosamente a pianificare una strategia permanente. La Palestina ha guadagnato molto sostegno sul piano internazionale, ma la retorica ha avuto la meglio sull’azione, e questo è dovuto in parte alla reticenza di allontanarsi dalle asserzioni diplomatiche convenzionali. La comunità internazionale e l’Autorità Palestinese hanno marginalizzato la Palestina quindi c’è bisogno di sollevare una coscienza e una mobilitazione internazionale sufficienti a combattere l’alienazione intenzionale collegata con il processo di colonizzazione.

Bisogna chiedersi cosa succederà quando rientrerà il polverone sollevato dal fiasco francese, se ci sarà una strategia a lungo termine che non cederà. Forse ora è il momento di chiedersi perché, dall’interno, la Palestina è frammentata in problematiche sensazionalizzate, quando la presenza, e l’apparente permanenza, delle colonie israeliane è sempre la stessa. Sostenere un’indignazione sporadica limitata a un lasso di tempo è una contraddizione che le fazioni palestinesi devono combattere. Sconfiggere questa permanenza dev’essere una priorità.

Ramona Wadi è una ricercatrice indipendente, giornalista freelance e blogger specializzata nella lotta per la memoria in Chile e in Palestina.

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Chiara Cartia

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