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Omaggio a Bassem Sabry, il blogger egiziano recentemente scomparso

Al-Monitor (30/04/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Lo scorso 29 aprile, Bassem Sabry, il noto blogger, analista e attivista politico egiziano, è morto all’età di 31 anni. La notizia ha scatenato numerosi atti commemorativi, specialmente su Twitter, dove molti hanno descritto Sabry come uno che incarnava le migliori qualità dell’Egitto.

Gli articoli e i pensieri di Sabry apparivano su diverse fonti: Foreign Policy, Al-Masry al-Youm, Al-Shorouk, The Atlantic, Hurryet Daily News e Al-Monitor, di cui era un collaboratore. Bassem scriveva sulla politica e la cultura del suo amato Paese, esprimendo la sua speranza di vedere la fine della politica della violenza.

Ecco come alcuni dei suoi amici e colleghi di Al-Monitor ricordano Bassem.

Mohannad Sabry, Egitto:

Se mai qualcosa sia sbocciato nella breve primavera egiziana del gennaio 2011, di certo include Bassem Sabry. Durante gli ultimi tre anni, mentre la primavera si trasformava in un lungo autunno di lotte e ingiustizie, Sabry è rimasto l’instancabile voce di umanità che si alzava oltre il rumore dell’odio. Conoscevo Sabry già da molto prima di incontrarlo, come centinaia di persone in tutto il mondo. I suoi articoli erano un must e lo rimarranno per molto tempo. Quando l’Egitto si tramuterà in ciò per cui ha lavorato senza sosta, verrà ricordato per i suoi sforzi nel rendere realtà il sogno di milioni.

Arash Karami, Iran:

La morte di Bassem è una perdita, sia per coloro che lo conoscevano di persona, sia per l’Egitto, per il suo futuro e per l’intera regione. Bassem avrebbe sicuramente continuato a fare grandi cose: diventare ambasciatore, ministro o magari presidente dell’Egitto. Ne sono convinta non perché fosse ambizioso, ma perché era ciò di cui c’era bisogno. Perché possedeva l’intelligenza, la sensibilità e la lungimiranza di cui i leader della nostra regione mancano. Lui parlava dell’Egitto, di quello che amava del suo Paese e di quello di cui aveva bisogno. Sembrava sempre un passo avanti. Voleva conoscere il mondo. E voleva che il mondo conoscesse l’Egitto.

Mazal Mualem, Israele:

Ricordo perfettamente l’impressione e il fascino che le sue parole hanno esercitato su di me fin dal principio: suonavano sagge e stimolanti, presentando idee e punti di vista a me completamente nuovi e di grande interesse. Ma non solo: è stata soprattutto la scintilla nei suoi occhi, quella combinazione di gentilezza e ardore. Ho capito subito che stavo parlando con una persona speciale, qualcuno che aveva degli obiettivi precisi nella vita, tutti relativi al suo desiderio di apportare un cambiamento e trasformare l’Egitto in un posto migliore per la sua generazione e per quelle future. Era un uomo di pace. Ai miei occhi, era uno dei simboli della Primavera Araba: un attivista e un uomo di ideali. Era la voce del cambiamento.

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Roberta Papaleo

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