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Una nuova generazione di giornalisti in Algeria

Di Henrik Keith Hansen. Your Middle East (17/10/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

“Vediamo telecamere intorno a noi tutto il tempo, ma le nostre voci non arrivano mai ai piani alti. Non hanno eco. Vogliamo un canale televisivo che cambi la situazione”: questa l’opinione di una donna sulle attese delle nuova emittente algerina, la Khabar Broadcasting Corporation (KBC).

Quanto detto coglie la differenza cruciale che lo staff della KBC sta cercando di raggiungere: distinguersi dalle altre emittenti algerine e trovare una nicchia dalla quale offrire al pubblico qualcosa di genuinamente nuovo, ovvero una TV che rifletta la vita di tutti i giorni dell’Algeria.

Sei mesi dopo il frenetico lancio del suo primo notiziario alla fine del marzo scorso, la KBC sta facendo enormi progressi. Le entrate pubblicitarie crescono a buon ritmo e la KBC è ora uno dei canali più seguiti in Algeria, compresi i canali satellitari stranieri, secondo un sondaggio condotto dopo i primi tre mesi di trasmissione.

La storia della KBC è affascinante. Nel 1990, un gruppo di giovani giornalisti ha creato un suo giornale indipendente. Volevano creare qualcosa di nuovo in Algeria: un giornale di qualità basato sui principi del giornalismo critico e imparziale. Dopo averlo fondato, col nome di El Khabar (La notizia), si sono presto resi conto che praticare questo tipo di giornalismo è molto pericoloso. In soli 5 anni, tra il 1992 e il 1996, l’Algeria ha visto morire quasi 60 giornalisti. Il primo caporedattore di El Khabar, Omar Ouartilan, era uno di loro. È stato assassinato nel 1995.

Tuttavia, i giornalisti di El Khabar hanno capito che presentare del giornalismo di qualità al pubblico algerino era una missione troppo importante per rinunciarvi, quindi sono andati avanti. Il giornale è ora il principale quotidiano algerino, con una tiratura di 450.000 copie.

Quando il governo algerino ha deciso di allentare il suo controllo sui media, all’apice della primavera araba, e ha permesso a emittenti private di iniziare a operare, lo staff di El Khabar ha preso la palla al balzo per creare un canale TV. Con il capitale del loro giornale di successo, hanno messo su la KBC. Il loro obiettivo era quello di creare un canale “h24” su larga scala – progetto ambizioso per qualsiasi parte del mondo, ma che costituisce un compito eccezionalmente impegnativo in Medio Oriente, dove i potenti canali satellitari regionali e internazionali dominano sia lo spazio televisivo, sia il pubblico.

In netto contrasto con il primo notiziario di marzo, frenetico e insicuro, la produzione di news della KBC è ora armoniosa e ben organizzata. I notiziari quotidiani vengono trasmessi con puntualità e ogni membro dello staff conosce il suo ruolo e le sue responsabilità. Mentre migliorano nella gestione della routine, i giornalisti della KBC diventano sempre più abili nell’offrire un prodotto che li distingue: meno copertura sulle conferenze stampa e più attenzione ai cittadini e a come vengono influenzati dalle azioni o inazioni del governo. Non è un compito facile in Algeria, ma i giornalisti di KBC sono determinati a competere con il giornalismo di qualità: è qui che possono fare la grande differenza, dicono.

Le notizie sono la spina dorsale della KBC, ma il canale sta anche gradualmente introducendo programmi di attualità e per bambini, talkshow, intrattenimento.

In un Paese in cui l’educazione giornalistica è confinata nelle aule e dove lo Stato ha dominato il settore per decenni, la nuova generazione di giornalisti ha molto da imparare se vuole intraprendere una carriera nelle emittenti private. “Stiamo imparando. Il nostro staff è molto giovane e ha bisogno di assistenza. Qui in Algeria ci sono pochi specialisti televisivi. Quando i giornalisti escono dall’univerità, non hanno esperienza pratica e quindi scoprono un nuovo mondo qui alla KBC”, afferma Ali Djerri, l’amministratore delegato dell’emittente.

E stanno imparando velocemente: oggi tra le prime 10 emittenti più seguite, la KBC sembra essere sulla giusta strada per assicurarsi una solida posizione tra il pubblico algerino.

Henrik Keith Hansen è Consulente in Media Management per la ONG International Media Support (IMS).

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Roberta Papaleo

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