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Non è forse giunto il momento di dare ascolto alle rifugiati siriane?

Di Muhammad Nasri. Al-Hayat (04/12/2018). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini

La campagna delle Nazioni Unite contro la violenza sulle donne di quest’anno ha lanciato lo slogan “Ascolta anche me”, ed ha dedicato 16 giorni all’ascolto delle voci delle donne in tutto il mondo, raccontando storie di discriminazione e violenza di genere nella loro vita quotidiana.

L’UNWRA ha iniziato ad ascoltare le rifugiate, tra cui moltissime siriane, per apprendere quali sono le condizioni degli sfollati da 7 anni a questa parte. Quello che esce fuori è che l’accesso ai posti di lavoro nei paesi che accolgono rimane praticamente inaccessibile per le rifugiate, costringendo molte famiglie a prendere provvedimenti dannosi, come l’austerità alimentare, prestiti di denaro o il ritiro dei figli dalla scuola. Il numero di donne aventi un reddito è sorprendentemente basso: in Libano, Giordania ed Iraq, la percentuale di rifugiate lavoratrici effettive non supera il 4%. A causa della guerra, la maggior parte delle siriane che sono state ascoltate in questi paesi hanno in realtà svolto un ruolo importante in casa o nella comunità: le difficoltà subite da molti rifugiati hanno infatti messo in discussione i concetti maschili tradizionali di ciò che le donne possono o devono fare, e dopo la crisi siriana, le donne hanno sentito il bisogno di fare un passo in avanti. Nonostante il ruolo in evoluzione delle donne rifugiate, la risposta ai loro bisogni spesso si scontra con ipotesi basate su norme e ruoli di genere, il che è in netto contrasto con le aspirazioni lavorative delle donne stesse. Quasi la metà delle donne con cui si è parlato in Libano e Iraq hanno espresso preoccupazione per l’aumento della violenza di genere: 1/5 delle rifugiate intervistate in Libano hanno segnalato un aumento della violenza nei loro riguardi e 1/3 delle donne con cui si è parlato in Iraq sono d’accordo. In Giordania, anche solo la strada per andare a scuola è considerata una questione rischiosa per le ragazze rifugiate. Per la stragrande maggioranza dei rifugiati siriani, in particolare donne e ragazze, rimane il sogno del ritorno. Ma finché non ci saranno condizioni idonee per un ritorno sicuro e volontario, occorre continuare a concentrarsi sui bisogni delle donne nelle aree di sfollamento, ovvero l’accesso a posti di lavoro dignitosi e mezzi di sussistenza, protezione e responsabilizzazione, nonché un ruolo sempre maggiore nelle loro famiglie e nella comunità.

Se questa situazione di disuguaglianza continua e i loro appelli non vengono ascoltati, dovranno prendere più decisioni e concessioni che incitano la disuguaglianza di genere e la vulnerabilità, limitando scelte ed opportunità.

Mi associo alla voce di Rima, una giovane siriana che vive fuori dal suo paese. “Emancipare le donne siriane per migliorare la propria situazione e le condizioni che le circondano, solo questo vogliamo”, dice.

Muhammad Nasri è il direttore regionale della Commissione delle Nazioni Unite per l’emancipazione delle donne e l’uguaglianza di genere negli Stati Arabi.

http://www.alhayat.com/article/4614148/%D8%B1%D8%A3%D9%8A/%D8%B3%D9%8A%D8%A7%D8%B3%D9%8A/%D8%A3%D9%84%D9%85-%D9%8A%D8%AD%D9%86-%D9%88%D9%82%D8%AA-%D8%B3%D9%85%D8%A7%D8%B9-%D8%A3%D8%B5%D9%88%D8%A7%D8%AA-%D8%A7%D9%84%D9%84%D8%A7%D8%AC%D8%A6%D8%A7%D8%AA-%D8%A7%D9%84%D8%B3%D9%88%D8%B1%D9%8A%D8%A7%D8%AA

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