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Mancanza di trasparenza sui negoziati israeleo-palestinesi

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (17/01/2013). Traduzione e sintesi di Laila Zuhra.

L’intensificarsi delle consultazioni regionali per le trattative israelo-palestinesi suggerisce che i negoziati hanno fatto importanti passi avanti. Tuttavia, è ai tavoli del potere che le decisioni vengono prese, mentre il popolo palestinese, che è la parte più interessata, viene tenuto all’oscuro di tutto.

Ne sono conferma vari fattori: un comunicato giordano che dichiara che il regno hashemita cercherà di preservare i propri interessi nei negoziati; l’improvviso viaggio ad Amman del premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’incontro con il re Abdullah II per una seduta di consultazioni circa gli sviluppi dei negoziati, gli interessi della Giordania e i piani di sicurezza; la visita di coordinamento effettuata dal segretario di Stato americano John Kerry in Giordania e Arabia Saudita per assicurare una copertura araba in qualsiasi accordo di pace; o, ancora, le voci circa una gestione congiunta tra sauditi, giordani e palestinesi di una parte di Gerusalemme.

Il popolo palestinese è al corrente solo delle richieste che i rappresentanti palestinesi hanno respinto, ma non delle decisioni che invece vengono effettivamente prese in seguito ai colloqui.

Negli ultimi giorni, tutte le dichiarazioni hanno ruotato attorno a due punti centrali: il rifiuto di Israele di ritirarsi dalla Valle del Giordano e la richiesta di Netanyahu che l’Autorità Palestinese riconosca “l’ebraicità” dello Stato di Israele. I palestinesi hanno respinto insistentemente queste due clausole, così sollevando interrogativi sull’eventualità che siano stati raggiunti accordi su altre questioni, come quella di Gerusalemme, dei rifugiati, degli insediamenti, dell’acqua e della sovranità. Tuttavia, Nabil Shaath, membro del Comitato centrale di al-Fatah, si è affrettato a smentire ogni supposizione del genere: “Credete che ci sia un qualsiasi rappresentate palestinese nel pieno delle sue facoltà mentali che possa accettare una cosa simile? O che si voglia rendere impossibile qualsiasi accordo con Israele?”.

È indispensabile che ci sia chiarezza su quanto succede dietro le quinte e che ci sia un coordinamento arabo, senza alcun tipo di ingerenza israeliana, soprattutto di fronte all’eventualità di un conflitto di interessi giordano-palestinese sulle questioni che interesserebbero entrambe le parti nella soluzione finale, quali la presenza militare israeliana nella Valle del Giordano, la richiesta della Giordania di continuare a essere protettore dei luoghi santi di Gerusalemme e, soprattutto, la questione dei rifugiati e i risarcimenti che Amman ritiene le spettino.

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Roberta Papaleo

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