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L’ISIS e l’unità araba

Di Ghassan Al-Imam. Asharq Al-Awsat (10/09/2014). Traduzione e sintesi di Alessandra Cimarosti.

Lo Stato Islamico sostiene di aver ottenuto, in pochi mesi, ciò che molti progetti di unità araba hanno fallito da quando Ataturk ha abolito il califfato Ottomano Islamico nel 1924. In un batter d’occhio, l’ISIS ha raggruppato 1,5 miliardi di musulmani da tutto il mondo nella “terra dell’Islam”. L’ISIS voleva un governo divino e ha fatto di tutto perché fosse applicato. Ha modificato programmi scolastici, vietato l’insegnamento delle scienze umane, dell’educazione fisica e della musica. Ha chiuso le scuole femminili e escluso le donne dal mondo del lavoro e dei viaggi. Incoraggia i credenti ad attendere l’aldilà con soddisfazione e gioia, dopo la tristezza del temporaneo passaggio in questo mondo. L’ISIS ha abolito i confini coloniali tra gli stati arabi e ha dichiarato “jihad”. Ha ucciso più civili musulmani che occidentali e ha sgozzato i soldati catturati. Ha arrestato gente di ogni religione e credo. Le sue azioni hanno provocato guerre settarie.

Il profilo dell’ISIS che ho appena descritto non è mio. È una sintesi della propaganda di un gruppo di persone che utilizza i mezzi elettronici per raggiungere ampi segmenti della società araba.

Permettere alla stampa di offrire un’immagine negativa dell’ISIS, sottolineando l’ignoranza in religione e la brutalità, non è più sufficiente. I “successi” dell’ISIS devono essere tollerati all’interno dei media al fine di rifiutare, criticare e rivedere gli esisti del gruppo alla luce della logica e della giurisprudenza islamica. Questo aiuterà a capire se il califfato rispetta o meno gli insegnamenti delle principali scuole di pensiero dell’Islam sunnita. I successi dell’ISIS devono essere comparati con quelli del sistema arabo da quando gli stati arabi hanno ottenuto l’indipendenza negli anni ’40 e ’50. Politicamente parlando, ho affermato e continuo a sostenere che il sistema arabo è nato attraverso l’indipendenza. Le sue ambizioni erano limitate a stabilire una Lega Araba per i propri stati, piuttosto che creare un’unione di società arabe. Col tempo, le ambizioni espresse nella retorica della Lega Araba e la maggior parte dei regimi arabi sono declinati e si è iniziato a parlare di “popoli arabi” invece di “nazione araba”. Questa retorica ha spianato la strada per la disgregazione sociale, le lotte settarie e l’emergenza di gruppi settari simili all’ISIS. Il califfato dell’ISIS non è all’altezza delle ambizioni nazionaliste arabe. Sta ripetendo l’errore dello storico califfato islamico (Omayyade e Abbaside) la cui inerzia e carattere antidemocratico portò allo scoppio di una lotta di potere tra arabi e non arabi. La lotta si concluse con l’istituzione degli stati mamelucchi sulle terre arabe, andando ad indebolire l’idea araba di appartenenza ad un’unica nazione. Addirittura, furono quasi distrutte la lingua, la cultura e l’eredità letteraria arabe. È stato il sistema arabo e i suoi intellettuali che hanno ridato vita alla lingua e al patrimonio culturale e letterario, andando a prevenire la dissoluzione dell’identità nazionale araba.

Il perseguimento dell’unità del mondo musulmano dell’ISIS mette a rischio il futuro del mondo arabo. Non è possibile nessuna unità islamica senza un’unità araba. Altrimenti i musulmani arabi si perderebbero in un mare di musulmani non arabi. Se la rivoluzione egiziana non avesse destituito i Fratelli Musulmani, Morsi avrebbe probabilmente raggiunto un accordo ingenuo con la Turchia e con l’Iran per realizzare un “progetto di califfato” simile a quello dell’ISIS.

Il califfato dell’ISIS però, ha adottato un approccio di state-building basato sulla coercizione e sul terrore. Non ha redatto una costituzione o una carta che spieghi gli obiettivi esistenti dietro alla sua istituzione. Al contrario, ha invitato i musulmani a giurare fedeltà ad un uomo la cui identità e nome sono sconosciuti. Le sue politiche tentano le superpotenze a distruggere il mondo arabo bombardando i propri civili. I tentativi dell’organizzazione di “epurare” la terra dell’Islam dalle minoranze etniche e religiose contraddice i principi dello stato moderno e dello stesso Islam. Il progetto del califfato dell’ISIS  non può rimpiazzare il panarabismo o gli stati arabi, anche se ha annunciato l’abolizione dei confini dell’epoca coloniale. Il suo progetto va oltre l’obiettivo realistico dell’unità araba per andare a finire in un califfato settario post era imperialista da incubo. Ma la storia ci ha mostrato che la religione da sola non è abbastanza per la coesistenza e la riconciliazione.

Personalmente non ho paura delle minacce del’ISIS nei confronti del sistema degli stati arabi. Sono invece preoccupato della classe politica attuale egiziana perché tenterà di ripristinare la propria influenza e ruolo nel mondo arabo cercando un accordo catastrofico con il regime settario siriano o con il regime sciita iracheno. L’Iran non permetterà al regime di Baghdad la sua indipendenza.

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Roberta Papaleo

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