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L’ideologia baathista ha avvelenato la Siria per troppo tempo

The National.ae (26/07/12). Di Hassan Hassan. Traduzione di Alessandra Cimarosti.

Nel 2003, mentre tornavo nella mia città natale, nell’est della Siria, vicino al confine con l’Iraq, da Damasco, il mio autista mi offrì di accompagnarmi in un punto del confine, dove erano stati portati i combattenti siriani, per unirsi all’insurrezione irachena. Non potevo credere che il secolare regime baathista consentisse ai combattenti di attraversare il confine, per impegnarsi nel “jihad” iracheno, contro l’invasione guidata dagli Stati Uniti. Il mio autista insistette, affermando che era un’occasione per mostrarmi il valico di frontiera. Disse che c’era una schiera di autisti che si guadagnava da vivere accompagnando dei giovani siriani della città di Bukamal, nella città di AlQaim, situata proprio oltre al confine iracheno. Non era chiaro, aggiunse il mio autista, chi si occupasse dei giovani aspiranti combattenti da quel momento in poi.

Rimasi scettico fino a quando raggiunsi casa. Una volta lì, venni a sapere che due parenti lontani avevano lasciato la Siria per andare in Iraq, per unirsi alla rivolta. “Il governo sta incoraggiando questa cosa” disse l’autista eccitato, in quella corsa del 2003. In Siria, prima che scoppiasse la rivoluzione lo scorso anno, si pensava che i tassisti lavorassero per i servizi segreti del regime. Dimostrò di essere nel giusto. In quel momento, giovani uomini stavano attraversando la Siria per superare il confine. Chi lo oltrepassava con i trasporti pubblici, in maggior parte gli abitanti di AlBukamal, era di solito rimandato indietro. Altri che viaggiavano invece con esperti contrabbandieri, affermarono in seguito di aver raggiunto Fallujah.

La questione del coinvolgimento del regime siriano in attività terroristiche in Iraq nel 2003, è stata sollevata di nuovo da Nawaf AlFares, ex ambasciatore siriano a Baghdad che recentemente ha disertato. Nelle due ultime settimane, AlFares ha dichiarato che Damasco incoraggiava giovani uomini ad unirsi ad AlQaeda in Iraq. Vista l’attuale situazione in Siria, la questione merita un’altra analisi.

Dopo l’invasione dell’Iraq, il campus dell’Università di Damasco fu inondato da voci che affermavano che Baghdad stava per cadere e che molti siriani sarebbero andati a combattere contro gli americani. Le voci divennero virali. Nessuno sapeva chi aveva introdotto quest’idea, ma si diffuse tra tutti gli studenti. Col senno di poi, ciò dimostra la potenza del regime di tramutare l’entusiasmo giovanile in ingrediente del terrorismo.

Il partito del Baath, fu fondato in Siria nel 1947, sulla base del panarabismo e con tre obiettivi principali: unità, libertà e socialismo. “Libertà”, è importante sottolineare, stava a significare libertà dal colonialismo e non libertà personale. Ma la definizione perse il suo significato quando i regimi in Siria, a partire dal 1963 e in Iraq, dal 1968 al 2003, si solidificarono in due dittature dalle maniere forti.

Il veleno del moderno regime baathista non è solamente la sua disponibilità alla tortura e all’omicidio della sua gente. È molto più insidioso. C’è un’ideologia che genera violenza ed estremismo, una tendenza che non è mai stata sufficientemente esaminata. Nell’analisi della militanza e del terrorismo del Medio Oriente, gli accademici si sono sempre concentrati sull’estremismo religioso, trascurando spesso le altre ideologie.

C’era una sorprendente somiglianza tra i vari giovani siriani che decidevano di unirsi all’insurrezione irachena. Testimonianze di uomini che andarono a combattere, o di famigliari o amici dei combattenti, dimostrarono che non erano particolarmente religiosi. Questo valeva anche per i miei due parenti alla lontana ( i quali furono entrambi coinvolti in banali crimini). Eppure erano andati a combattere; uno di loro dichiarò in , che aveva partecipato alla cosiddetta “battaglia dell’aeroporto” a Baghdad, nel quale si credeva che Saddam Hussein avesse guidato la lotta contro gli americani nei primi giorni di guerra.

Nessuno dei miei parenti si è unito alla resistenza armata nell’attuale rivolta contro il regime siriano, nonostante gruppi dell’Esercito siriano libero, operino nella loro città. Un altro uomo, proveniente da Deraa che aveva combattuto in Iraq e che è stato ucciso di recente nelle proteste anti-regime, aveva – significativamente – scelto di protestare pacificamente e aveva rifiutato di unirsi all’Esercito siriano libero. Anche suo cugino, che lo aveva accompagnato in Iraq, si è limitato alle proteste pacifiche. Alcuni ex-combattenti in Iraq hanno preso parte alla resistenza armata, ma molti altri no.

Chiaramente, non tutti coloro che parteciparono all’insurrezione in Iraq erano estremisti religiosi. Se lo fossero stati, avrebbero presumibilmente combattuto contro il regime laico di Damasco. Molti di coloro che hanno preso le armi contro il regime siriano, lo hanno fatto perché loro o le loro famiglie avevano sofferto direttamente sotto le mani del regime.

Nel 2006, ho avuto un altro esempio di influenza pervasiva dell’ideologia dell’incitamento alla violenza. Folle di siriani bruciarono le ambasciate danese e norvegese di Damasco, dopo la pubblicazione delle vignette sul profeta Mohammed. Uno dei leader mi parlò dell’evento un anno dopo. Ma io conoscevo quell’uomo. Era un uomo dallo stile di vita liberale, nel senso che non era  un musulmano praticante, beveva alcool e aveva relazioni sessuali al di fuori del matrimonio. Parlava nella lingua del regime, sicuramente a suo modo, ma ispirato dall’ideologia baathista. (Il regime siriano fu accusato in seguito di aver orchestrato gli incendi delle ambasciate a Damasco e Beirut).

Ci sono poi molti estremisti religiosi che hanno deciso di non combattere; altri che hanno deciso di combattere e non sono religiosi. L’ideologia baathista ha sfruttato sentimenti – culturali, economici, sociali e a volte religiosi – per incitare la violenza per fini politici. Come un’ ideologia radicale che richiede una trasformazione sociale, politica e culturale completa, c’è un’inevitabile tendenza alla violenza.

Nonostante la brutalità del regime baathista siriano, alcuni intellettuali ancora sostengono che questi atti di violenza siano anomalie. È un caso che i governanti baathisti – Saddam Hussein, Hafez AlAssad e suo figlio – abbiano tutti bombardato, torturato e ucciso la propria gente? È da capire se la legittimità di questa ideologia debba essere respinta. Non è sufficiente per il regime per cadere.

Alessandra Cimarosti

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