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Libia: una via d’uscita dalla crisi?

Libia bandiera

Jeune Afrique (19/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Esiste una vera speranza per la pace in Libia? Per “sostenere i negoziati intavolati a Ginevra”, volti a porre fine ai conflitti che dilaniano il Paese, lo scorso 18 gennaio l’esercito libico ha annunciato un cessate-il-fuoco, come spiegato da Ahmed Mesmari, portavoce dello Stato Maggiore.

Questo cessate-il-fuoco “su tutti i fronti” doveva entrare in vigore domenica scorsa a mezzanotte, ora locale. Lo Stato Maggiore ha comunque sottolineato che la tregua non riguarda le operazioni “contro i terroristi”, cioè i gruppi islamisti radicali armati che operano nell’est e nel sud del Paese, di cui c’è bisogno di limitare la portata.

L’annuncio dell’esercito arriva due giorni dopo che Fajr Libia, la coalizione di milizie (soprattutto islamiste) che la scorsa estate si è impossessata di Tripoli, aveva anch’essa annunciato un cessate-il fuoco.

Queste iniziative si susseguono dopo che molti attori del conflitto hanno partecipato la settimana scorsa a una riunione in Svizzera sotto l’egida delle Nazioni Unite per cercare di negoziare la formazione di un governo di unità nazionale, al fine di far uscire la Libia dal caos nel quale è affondata dopo la caduta dell’ex leader Muammar Gheddafi nell’ottobre 2011.

Abbandonato a gruppi armati che difendono interessi per lo più locali, il Paese oggi è diretto da due parlamenti e due governi rivali: uno eletto e riconosciuto dalla comunità internazionale con sede a Tobruk, vicino al confine egiziano; l’altro con sede a Tripoli, vicino alle milizie di Fajr Libia e il cui mandato non è più valido dal febbraio 2013.

Dopo la riunione in Svizzera, lo scorso 16 gennaio l’ONU ha annunciato in un comunicato che le parti avevano raggiunto un accordo su un’agenda in vista della formazione di un governo di unità. Un progresso assai relativo, dal momento che l’annuncio è stato subito cirticato da un consigliere ministeriale del governo di Tripoli: “Questo comunicato è senza fondamento, coinvolge solo l’ONU”, ha denunciato il consigliere, ricordando che alle negoziazioni non erano presenti né il parlamento uscente (il Congresso Generale Nazionale con sede a Tripoli), né i membri di Fajr Libia.

All’inaugurazione degli incontri di Ginevra, anche l’analista politico Mohamed al-Ferjani aveva avvertito che “l’ONU non aveva scelto gli attori migliori” per intavolare i negoziati. “I partecipanti sono dei politici e non hanno alcuna influenza o presenza sul territorio”, aveva precisato al-Ferjani.

Una seconda sessione di negoziati è fissata per la settimana prossima. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e l’Unione Europea hanno invitato ad unirsi all’incontro tutti coloro che finora hanno boicottato l’iniziativa. Il Congresso Generale Nazionale ha già fatto sapere che non parteciperà e si augura che vi sarà un incontro in Libia per potervi partecipare.

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Roberta Papaleo

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