Daesh Libia Zoom

Le soluzioni per arginare il caos libico

Di Malik Ibrahim, Middle East Monitor (15/07/2015) Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

A soli 100 chilometri a est dalla frontiera tunisina con la Libia si trova la città di Sabratha. Ed è lì, secondo quanto riportato dalle autorità tunisine, che è impiantato un campo di esercitazione i cui “diplomati” sono implicati negli attacchi a Sousse a giugno e in quello al Museo del Bardo a Tunisi.

Il Primo Ministro Habib Essid il 9 luglio ha chiesto che la Tunisia procedesse alla costruzione di un muro per proteggere la frontiera. Ma tracce di Daesh (ISIS) ci sono anche nella città costiera di Sirte, a Benghazi sono in corso scontri tra esercito nazionale e membri di Daesh, mentre sulla frontiera libica orientale gli ufficiali egiziani hanno rafforzato la sicurezza perché militanti Daesh arrivavano dalla Libia.

Ma come ha fatto la Libia a cadere in questo caos ?

L’agonia libica dura da quattro anni, da quando si susseguono governi contestati che falliscono nel tentativo di rimettere in sesto il paese dopo l’uscita di scena di Gheddafi nel 2011. Investitori stranieri, diplomatici, accademici, giornalisti, sono rimasti tutti scioccati da questa rapida discesa negli inferi, con 2 milioni di cittadini in esilio e circa mezzo milione di sfollati al livello nazionale. Ancor più critico è il raggio di influenza che sta avendo questo caos, che si irradia colpendo i vicini mediterranei e l’Europa.

La risposta delle nazioni europee e mediorientali che reagiscono alla doppia minaccia della violenza islamista e della povertà portata dai rifugiati che fuggono dalla Libia, prendendo misure  frammentarie quali innalzare muri o mandare aiuti in mare, non è minimamente sufficiente.

Il nucleo del problema rimane la Libia  e solo l’impiego di una strategia mirata sul paese può dare una svolta alla situazione di deterioramento della sicurezza che si sta dilagando in Europa, nella regione mediorientale e nord africana.

La vera soluzione alla crisi libica e all’avanzare di Daesh, secondo Bernardino Leon, inviato speciale che coordina il dialogo libico mediato dall’ONU, è un dialogo tra Libia e Libia, l’instaurarsi di un governo che rappresenti differenti segmenti della società nazionale e diverse opinioni.

Se il dialogo fallisce nel suo tentativo di stabilire un governo libico e di mettere fine alla violenza, gli affiliati di Daesh diventerebbero una costante nel panorama politico libico. Il co-redattore del “The Lybian Revolution and its Aftermath” dice che sarà “troppo tardi” quando l’elettorato occidentale si chiederà, se mai l’anno prossimo Daesh attaccherà l’Europa superando le frontiere indifese, perché non sia stato fatto di più.

“Troppo tardi” non è un’opzione per i cittadini europei, né per la comunità internazionale che deve decidere di intervenire militarmente o almeno di incentivare una road map per la Libia.

I Libici sono i soli a poter risolvere la situazione e a evitare questo “troppo tardi” e lo devono fare adesso, prima che sia ingenuamente “troppo tardi”.

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Chiara Cartia

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