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L’Algeria nell’occhio del ciclone

Di Omar ben Dorra. As-Safir (09/04/2014). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Il regime algerino affronta una crisi pericolosa man mano che le elezioni presidenziali, il cui primo turno è fissato per il 17 aprile, si avvicinano. La squadra del Generale Mohamed Mediene, anche noto come “Toufik”, che è stato a capo della polizia per 23 anni, è coinvolta in una disputa con la squadra del Tenente Generale Ahmed Kaid Saleh, sostenuta a sua volta dal presidente Abdelaziz Bouteflika. La disputa è scaturita dalla scelta di rimuovere i generali dai servizi segreti (come di sollevare Mediane da alcuni dei suoi poteri) e dalle battaglie che infuriano nella stampa.

La visibilità dell’accaduto ha costretto il Capo dello Stato a intervenire imponendo il silenzio tra i ranghi  del regime. In parte c’è riuscito, eppure questo silenzio non inganna più nessuno. La controversia sta creando scompiglio e prima o poi determinerà il ritiro di una delle due parti. Il consenso ai vertici, che fu dettato agli inizi degli anni ’90 sotto la supervisione del Magg. Gen. Larbi Belkheir (morto nel 2010) e il Magg. Gen. Khaled Nezzar (ritiratosi nel 1994), è ormai obsoleto. La spaccatura nel gruppo dirigente rimarca la necessità di proporre figure giovani.

Questo clima malsano è stato nutrito dal disaccordo sulla decisione di Bouteflika di concorrere per un quarto mandato alle elezioni presidenziali, nonostante un drastico deterioramento nelle sue condizioni di salute. Nel frattempo, la campagna elettorale, surreale in tutti i sensi, è riuscita a suscitare una, seppur debole, attenzione mediatica. Bouteflika, che non può muoversi e parlare per più di qualche secondo, ha incaricato l’impopolare Abdelmalek Sellal, che proprio per questo ha momentaneamente lasciato la poltrona di Primo Ministro, di gestire la sua campagna elettorale.

Le cose non vanno meglio per i candidati incaricati dalla polizia di assumere il ruolo di “pacemaker” a vantaggio di Bouteflika; la loro performance, infatti, non è all’altezza delle aspettative. Similmente, i candidati il cui ruolo è limitato ad abbellire la scheda elettorale non riescono a mobilitare le masse.La pseudo-opposizione, invece, che ha chiesto un boicottaggio delle elezioni o il rifiuto del quarto mandato di Bouteflika, non è nemmeno in grado di riempire le sale messe a sua disposizione.

Il Movimento Baraka (Basta) non raggiunge l’opinione pubblica. Questa campagna non ha avuto un’eco in grado di rompere il muro di apatia della società. I quartieri a basso reddito nelle grandi città sono molto lontane dai movimenti che sono più o meno controllati da chi detiene il potere. Se la rabbia dei gruppi sociali esclusi dal welfare sociale esplodesse, potrebbe distruggere tutto: il regime, i suoi compari e il Paese e la società. Questo è il motivo per cui si oscilla tra la completa apatia e il profondo malcontento.

Gli algerini non sopporterebbero di vedere un altro Paese arabo musulmano distrutto in nome di una falsa liberazione democratica. Per di più sanno che l’unica vera rivoluzione araba è stata quella tunisina. L’Algeria si caratterizza per una particolare sensibilità politica, nonché per la sua storia moderna. Fattori, questi, che spiegano la pazienza degli algerini nel trattare con tiranni oppressivi, nonostante siano consapevoli della loro malvagità.

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Viviana Schiavo

1 Commento

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  • L’Algeria ė una bomba pronta a scoppiare nel nord africa e un pericolo per tutti i paesi
    Confinati ,il suo appoggio al terrorismo in tutta la M zona da parte dei generali a creato un grande caos ,qui conosce bene i militari algerini sa di cosa sto,parlando ,fra Marocco , Tunisia , Libia e Mali non saprei cosa scegliere Da un ex sistema filo, stanilista non poi pretendere altro l

    A

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