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Il “Vertice del G20” in Arabia Saudita: il Festival della delusione

Malak Hammoud. Al Akhbar (21-11-2020)

La gioia saudita sarebbe stata completa se i risultati delle elezioni americane fossero stati altre. Ma la sfortuna ha sempre contraddetto il regno e l’immagine del suo principe “riformista”, Mohammed bin Salman, andato in frantumi in Occidente iniziando dalla decisione di sbarazzarsi del giornalista Jamal Khashoggi, un crimine che perseguiterà a lungo la reputazione del suo Paese. 

Al via oggi il vertice “G20” di Riyadh, tra le tempeste in aumento che continuano a pesare sugli stati del Golfo in generale, e sul regno saudita, isolato, in particolare. 

L’isolamento, pensava il principe, poteva finire con l’organizzazione del G20 a Riyadh ma a causa dell’epidemia di Corona l’organizzare del vertice è stata solo virtuale.

L’ipotetico vertice del G20 di quest’anno arriva alla fine del mandato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha cercato di essere il migliore amico dei sauditi. 

Sebbene la possibilità di una sua partecipazione al vertice sia ancora vaga, soprattutto perché qualsiasi intervento che presenterà non avrà alcun effetto o peso alla vigilia della sua partenza dalla Casa Bianca, ha deciso di inviare il suo ministro degli esteri, Mike Pompeo, come turista alla regione, in visita di addio a Riyadh, per assistere all’inizio del vertice che conclude i suoi lavori domani, domenica. 

In attesa delle implicazioni per le relazioni saudite-americane sotto l’amministrazione Biden, il Regno è preoccupato di tornare indietro coi rapporti all’approccio dell’amministrazione Obama, soprattutto perché il presidente eletto ha promesso, in anticipo, che alcuni leader sauditi sarebbero stati trattati come “paria”…

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