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Il CCG deve adattarsi ai tempi

Zoom CCGDi Abdullah Al-Otaibi. Asharq al-Awsat (16/12/2013). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

L’idea del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) ebbe origine in Kuwait. Negli anni ’70, gli sheikh Jaber Al-Ahmed Al-Sabah e Zayed Bin Sultan Al-Nahyan ne discussero ad Abu Dhabi, ma il CCG vero e proprio fu istituito a Riyadh solo agli inizi degli anni ’80.

In oltre tre decenni, il CCG si è dimostrato in grado di superare molte crisi regionali, tra cui le tre guerre del Golfo – quella Iran-Iraq, l’invasione del Kuwait e infine il rovesciamento di Saddam Hussein. Tuttavia, alla luce della caratteristiche socioculturali, degli interessi e del senso di pericolo imminente che accomunano i sei membri del CCG, la priorità deve essere una loro maggiore integrazione.

Perché un’alleanza abbia successo occorrono non solo interessi, ma anche paure in comune. E il CCG ne ha almeno una: la Repubblica Islamica d’Iran. Tutti i membri (tranne uno) diffidano delle sue politiche, ritenute ostili in un modo o nell’altro: gli Emirati per via dell’occupazione di alcune isole, il Bahrein a causa di palesi ingerenze interne, gli altri Stati per le attività di intelligence e gli attentati. L’Iran rappresenta inoltre una minaccia alla regione per i suoi programmi di espansione egemonica in diversi Paesi arabi collegati al Golfo.

Oggigiorno, gli Stati del CCG sono i leader de facto del mondo arabo. Questo ruolo richiede però un’assunzione di responsabilità, soprattutto da parte dell’Arabia Saudita, e la costruzione di un’alleanza regionale più solida ed efficace che sfrutti le relazioni con altri Paesi arabi, come Giordania, Marocco e Yemen.

Quest’ultimo in particolare è di importanza strategica per il Golfo. Il CCG è già intervenuto in Yemen con un piano per superare le conseguenze della cosiddetta Primavera Araba, ma c’è bisogno di una sorta di piano Marshall che salvi il Paese dal caos e dall’instabilità. Solo così si riusciranno a combattere le ingerenze dell’Iran e di Al-Qaeda. Il successo del processo politico in Yemen è dunque estremamente importante per aumentare la sicurezza e il potere del Golfo a livello regionale e mondiale.

Ancor più pericolose sono le correnti islamiste che giustificano i crimini terroristici sia direttamente che indirettamente. Queste dovrebbero essere l’obiettivo di una agenzia di polizia transnazionale del Golfo. In base agli articoli 19 e 20 della dichiarazione finale del vertice del CCG in Kuwait, “il nuovo organismo rafforzerà la sicurezza e contribuirà ad espandere la cooperazione anti-terrorismo e il coordinamento tra gli Stati membri”.

In conclusione, il CCG si trova oggi ad affrontare sfide non meno gravi di quelle che aveva davanti quando è stato istituito. In un mondo in cui la politica internazionale è altamente instabile e il Medio Oriente è in preda al caos, il CCG deve individuare nuove modalità di collaborazione, sia diventando un’unione completamente integrata, sia sviluppando strategie più efficaci che garantiscano una maggiore influenza regionale e mondiale.

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Roberta Papaleo

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