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Hamas sceglie di nuovo Teheran anziché Ramallah

Di Hazem Amin. Al-Hayat (21/12/2014). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

La cosiddetta “Nakba” o catastrofe che ha colpito la Fratellanza Musulmana si ripresenta nella decisione del Movimento Hamas (filiale palestinese dei Fratelli Musulmani). Il termine “Nakba”, però, non deve essere interpretato nel senso palestinese: essa fa riferimento alla “ascesa e decadenza di una comunità” e non ad intrighi esterni per la demolizione di un’altra società, in questo caso quella palestinese.

Le sconfitte subite dai Fratelli Musulmani hanno spinto, per certi versi, Hamas a riallacciare i rapporti con l’Iran, suscitando vari interrogativi. Quella parentesi di ribellione che aveva inizialmente separato il gruppo palestinese da Teheran si era mostrata un vero e proprio fallimento, soprattutto in riferimento alla posizione che Hamas occupava in Siria. Qui, infatti, il regime, dall’inizio della rivolta, si è accanito contro diversi siriani, in particolare sunniti. Il favore iraniano potrebbe quindi agevolare la permanenza di Hamas nel Paese.

In quest’ottica, il riavvicinamento a Teheran, il cui precedente distanziamento non è stato mai totale, si riferisce anche al ripristino del suo ruolo in Siria, così come all’opposizione all’Alleanza Internazionale. Si tratta di un riavvicinamento politico, militare, finanziario e di sicurezza locale che solo Teheran può garantire. Esso si iscrive nella realtà di divisionismo e separatismo che la Repubblica Islamica ha diffuso nella regione.

Tuttavia, Teheran procede con molta cautela. La capitale iraniana si appresta a divenire un impero confessionale variegato al suo interno, la cui forza non dipende ovviamente da Hamas. Quest’ultimo rappresenta un alleato “artificiale”, inconsistente per la realizzazione del suo sogno imperialista. Per questo Teheran manterrà un’influenza militare e di sicurezza sul movimento stesso.

Se tale ritorno sembra non aver preoccupato Israele, ha però fatto sorgere un quesito di rilievo: come riuscirà Hamas a conservare la sua posizione tra Doha e Ankara? L’instabilità dei rapporti tra Teheran e le due capitali pone Hamas in una situazione delicata e scomoda. Teheran non sarà la stessa che il leader del Movimento palestinese, Khaled Meshaal, aveva visitato prima dello scoppio della rivolta siriana. Essa è divenuta la capitale di un imperialismo confessionale che mal s’addice ad Hamas o ai Fratelli Musulmani.

Ecco perché il prezzo da pagare per il movimento palestinese sarà maggiore in rapporto ad una possibile alleanza con Ramallah.

Hazem Amin è uno scrittore e giornalista libanese corrispondente per Al-Hayat.

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Roberta Papaleo

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