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Guerra a Daish, i pareri di attivisti ed intellettuali siriani

In copertina “Dramma”, del vignettista siro-palestinese di Yarmouk Hani Abbas

Di Danny Postel. Dissent Magazine (20/09/2014). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Le voci siriane risultano in gran parte assenti dal dibattito su Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) e sull’intervento degli Stati Uniti. Questi ultimi (Daish ed USA) occupano il posto centrale, lasciando le prospettive di attivisti della società civile siriana e degli scrittori fuori dall’equazione. Per questo ne ho raccolte alcune:

Yassin al-Haj Saleh, uno dei maggiori scrittori ed intellettuali della rivolta siriana

La giusta cosa da fare sul piano etico e politico è costruire una coalizione sia contro Daish che contro il regime di Assad e aiutare i siriani ad apportare cambiamenti significativi nell’ambiente politico. Sono molto scettico circa le intenzioni dell’amministrazione americana. Daish è il terribile risultato dei nostri mostruosi regimi, del ruolo dell’Occidente nella regione per decenni e di gravi patologie sviluppatesi all’interno dell’Islam. Tre mostri stanno calpestando il corpo esausto della Siria.

Iyas Kadouni, ex-direttore del Centro per la Società Civile e la Democrazia (a Idlib), ex-membro del Consiglio Rivoluzionario (a Saraqeb)

Qualsiasi tentativo di eradicare o contrastare Daish sarà vano senza l’adeguata analisi delle ragioni per cui il gruppo ha visto questa ascesa. Lottare contro Daish senza fermare i massacri del regime di Assad avrebbe serie ripercussioni.

Rasha Qass Yousef, membro del Movimento Siriano per la Non-violenza ed il Forum Siriano Democratico, co-fondatrice del Movimento Haquna – gruppo di resistenza civile (a Raqqa)

Come siriana di origini cristiane che ha alle spalle lunghi anni di esperienze con diversi gruppi siriani d’opposizione, credo che l’intervento militare contro Daish creerà soltanto altro estremismo. Perché l’Occidente non ha esercitato alcuna vera pressione sui Paesi del Golfo per il loro massiccio supporto a diversi gruppi armati? Perché gli “Amici della Siria” non hanno fornito a Raqqa – prima zona liberata della Siria – alcun sostegno per la comunità locale, le organizzazioni della società civile ed il consiglio locale emergente, malgrado tutti gli inviti a farlo?

Kassem Eid (Qusai Zakarya), attivista siro-palestinese sopravvissuto agli attacchi chimici che ha avviato uno sciopero della fame a novembre in protesta contro gli assedi

Sostengo con vigore gli attacchi aerei USA / NATO contro Daish ed invito la comunità internazionale ad armare i ribelli siriani e dar loro i mezzi necessari a sconfiggere Daish. Ma attaccare Daish senza abbattere anche la forza aerea del regime di Assad creerebbe problemi. Il regime potrebbe colpire i ribelli siriani nelle loro lotte con Daish, come ha fatto in precedenza. Il regime di Assad è la fonte di estremismo e violenza in Siria. Ogni mossa compiuta contro Daish dev’essere seguita da effettivi passi verso una transizione politica che vada oltre Assad.

Yasser Munif, professore di Sociologia all’Emerson College e co-fondatore della Campagna Globale di Solidarietà con la Rivoluzione Siriana

L’intervento americano in Siria (e in Iraq) ucciderà molti civili innocenti. Realizzerà anche il desiderio di Daish di diventare la principale forza anti-americana nella regione aiutandola così a reclutare altri combattenti. Assad ha giocato un ruolo cruciale nel rafforzare Daish ed usarlo contro le forze rivoluzionarie. Ironia della sorte, gli USA stanno chiedendo all’Esercito Libero Siriano di lottare contro Daish ma di non usare armi americane contro il regime di Assad.

Firas Massouh, dottorando presso l’Università di Melbourne (Australia) e autore di diversi saggi sulla rivolta siriana

Affrontare Daish, seppur aspetto cruciale, non ha senso senza almeno due cose: tempestivo ed efficace sostegno per ciò che resta delle forze democratiche e secolariste nell’Esercito Libero, e pressioni politiche ed economiche supportate a livello globale nei confronti del regime di Assad.

Rasha Othman, attivista siro-americana che si trova a Washington, una degli organizzatori dello Sciopero della Fame Internazionale per la Siria

Dopo gli attacchi chimici, nell’agosto 2013, abbiamo aspettato che Obama facesse pagare il conto ad Assad – cosa che veniva data per certa dalla stessa amministrazione americana. I passi indietro di Obama hanno incoraggiato Assad, con la morte di decine di migliaia di altri siriani. Il nostro obiettivo ora deve includere la caduta sia di Assad che di Daish.

Khorshid Mohammad, co-fondatore siro-curdo del Movimento Siriano per la Non-violenza

Gli attacchi americani contro Daish contribuiranno solo al suo proliferare. La soluzione risiede nel gestire i problemi attraverso una consistente base umanitaria ed umanista che consideri le persone come esseri umani a noi vicini di cui condividiamo gli interessi su questo pianeta. Un modo concreto per farlo potrebbe essere sostenere i movimenti di resistenza civile ed altre parti che stanno aiutando nel diffondere istruzione e consapevolezza. Dare potere alla gente del luogo e alle ong – investendo in particolare nei milioni di rifugiati – rappresenterebbe un percorso in avanti alternativo.

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Claudia Avolio

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