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Francesca del Carmen, la Danza Espressiva Araba® ed oltre.

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Buongiorno a passo di danza! mi piace molto occuparmi dei vari aspetti del mondo musicale e non si può tralasciare di dedicare spazio a ciò che il corpo può esprimere attraverso la musica, la creatività, l’energia, la comunicazione di significati profondi. Oggi conosceremo una cosa meravigliosa, la Danza Espressiva Araba® raccontata da Francesca del Carmen, danzatrice raffinata e colta che, nei passi delle sue coreografie, cerca e propone la sintesi e l’armonia perfetta tra suggestioni varie, come capirete leggendo delle sue esperienze e dei suoi progetti e apprezzandola nei link suggeriti, in fondo a questa sua intervista.

C.: Francesca, parlaci di te e di come è iniziato il tuo amore per la danza.

F.: Il mio nome è Francesca del Carmen, sono nata a Roma e cresciuta in Venezuela dove ho iniziato a danzare le danze caraibiche fin da piccolissima.
Tornata in Italia ho studiato Danza Moderna e Latino Americana con Gaia Ruggieri.
Dal 2000 al 2003 ho vissuto tra l’Italia e Cuba, dove ho approfondito sia la danza moderna che il folklore afro/cubano, presso il Teatro Nacionàl a la Habana.
Nel 1994 è nata anche la passione per la danza Araba quando, in occasione del mio compleanno, mia madre mi portò a vedere uno spettacolo in un locale romano. Questa nuova passione mi ha portato a frequentare le varie scuole di danza romane per poi affidare la mia formazione professionale a Simonetta Labella, presso il Centro MASIR a Roma.
Approfondire e consolidare la formazione è sempre un lavoro difficile, più difficile ancora trovare maestri. Per questo mi sono rivolta a Roberta Bongini e Gaia Scuderi, presso Opus Ballet e Officina Movimento Arte a Firenze, per la DANZA ESPRESSIVA ARABA®, dove ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento.

C.: Perché la Danza Espressiva Araba® e non la Danza del Ventre? Ci spieghi le differenze?

F.: Quando ho scoperto la Danza Orientale sono rapidamente stata affascinata dai suoi movimenti circolari del busto e del bacino, i movimenti ad impulso, le vibrazioni del corpo. Ho amato appassionatamente la stretta connessione tra il movimento del corpo e il ritmo imposto dalle percussioni dei tamburi, tanto da definire la frase: “la danza orientale è l’arte di far nascere la musica dal corpo stesso della danzatrice” . Altrettanto rapidamente però mi sono accorta che mancava qualcosa.
Da danzatrice di formazione rigorosamente occidentale, sentivo la mancanza del lavoro delle gambe e dei piedi, di una tecnica specifica per i giri e per i salti, ma soprattutto mi mancava il lavoro interpretativo e teatrale, perché oggi come oggi, salvo alcune particolari eccezioni e se escludiamo tutto il corpus folcloristico mediorientale, dal Saaidi egiziano al Chabi marocchino solo per citarne un paio, la Danza Orientale viene vista principalmente come una disciplina di intrattenimento cabarettistico, la Danza del Ventre, appunto.
La Danza del Ventre però, a me non piaceva affatto! Avrei sì potuto trovare uno sbocco nel lavoro folcloristico, ma avendo avuto l’esperienza dello studio folcloristico a Cuba, sapevo che sarebbe stato inutile studiare folclore mediorientale senza recarmi di persona in Medio Oriente ed un viaggio levantino non era nei miei programmi, così mi ritrovai in una fase di stallo professionale.
Poi finalmente un giorno a Roma incontrai Gaia Scuderi, fu la mia caduta da cavallo sulla via di Damasco. Gaia è una danzatrice completa, con una rigorosa formazione di danza classica, moderna e contemporanea, nella quale ha sapientemente inglobato i movimenti della danza Orientale in una fusione organica dalla quale non è più possibile scindere le due tecniche; ho poi scoperto che questa particolare tecnica era stata sviluppata da sua madre, Roberta Bongini, in un lavoro sinergico con Kassim Bayatly, regista teatrale e studioso di musica e Danza Araba.

C.: Sono una grande estimatrice di Gaia Scuderi come di Kassim Bayatly. Che cosa è, esattamente, la Danza Espressiva Araba®?

F.: Roberta Bongini e Kassim Bayatly dicono:
“Partendo dalla nostra esperienza nel campo della danza classica, contemporanea e del teatro, possiamo definire la Danza Espressiva Araba una metodologia d’insegnamento all’interno della quale è stata fatta una ricerca a livello artistico nell’ambito dei principi simili della danza nelle diverse culture, tentando di unire ad un lavoro personale sulle diverse tecniche l’approfondimento del dinamismo e del linguaggio del corpo. Si potrà parlare di danza pura quando il linguaggio del corpo si eleva a principio e attraverso la grammatica e la forma da vita al contenuto, e di danza drammatica quando gli stessi principi vengono aperti alla percezione delle relazioni con lo spazio, il tempo e il partner, mettendoci in grado di configurare il senso del movimento come linguaggio. E’ un processo che porta a sviluppare l’attenzione e a vivere l’atto nella sua presenza immediata. Quindi una danza dell’energia e del pensiero che penetra in una dimensione verticale. Dando la possibilità all’uomo di percorrere un sentiero verso se stesso.”

C.: Francesca, c’è una cosa che vorrei chiederti, a proposito dell’abbigliamento usato dalle varie danzatrici. Diciamo che ne ho viste di tutti i colori, avendo avuto modo di condurre alcuni spettacoli di danza orientale, di organizzare degli eventi in cui partecipavano danzatrici e, dulcis in fundo, per averla studiata e praticata, un po’, io stessa. Lascio a te la parola, e so che c’è molto da dire a proposito di costumi più o meno succinti, più o meno appariscenti, più o meno “filologici”.

F.: Diciamola tutta, l’abito non fa il monaco, tanto per usare un’espressione comune; non essendo io un’esperta di folclore, sulla “filologia” dei costumi non mi azzardo a fare commenti di alcun genere, anche se rabbrividisco quando vedo il Saaidi con il bastone eseguito con il due pezzi luccicante reggiseno/gonna aderente con spacco.
Esiste un mercato fiorente di costumi costosissimi utilizzati da danzatrici professioniste e non, spesso ho notato un’attenzione spropositata al costume a pari di una estrema approssimazione nella danza, ragazze che si esibiscono nei locali indossando costumi da centinaia di euro, che per studiare danza non hanno speso nemmeno metà della cifra sborsata per l’abito!
Di certo originariamente le danzatrici arabe non erano abbigliate in tal guisa succinta e provocante. Probabilmente l’attuale moda è stata pescata dai vecchi film della “Golden Era” in cui grandi dive come Fifi Abdou, Nagwa Fouad, Samia Gamal, Souhair Zaki, tanto per citarne alcune, indossavano abiti di scena a due pezzi. Loro però sapevano ballare, eccome! E poi si trattava di film prodotti in un’epoca in cui si cercava di allinearsi alle lussuose produzioni hollywoodiane, anche nella ricchezza dei costumi,
Del resto viviamo in una società che tende a dar molto credito all’apparenza piuttosto che alla sostanza.
Personalmente mi son sentita dire più volte che le mie coreografie erano belle e le mie allieve brave però: “perché non far vedere anche un po’ più di cosce e di tette? In fin dei conti è quello che il pubblico vuole!”
“PERCHE’ NO, punto e basta”
Sono convinta che il pubblico non è che lo voglia, semplicemente è abituato a quel prodotto e quello si aspetta, ma allinearsi al basso è un errore, l’allineamento al basso è stata la rovina dell’arte in Occidente e sarebbe ora di cominciare a dare una svolta, perché se offri un prodotto di qualità, tecnicamente pulito e ben sceneggiato, il pubblico lo apprezzerà indipendentemente dai centimetri di pelle mostrata.

C.: Sono d’accordissimo. Anche l’insegnante con cui ho studiato io, Saloua Dridi, tunisina, insegue più la qualità della danza piuttosto che i lustrini mostrati su meno centimetri di pelle possibile. Ed ora dicci quali sono, in sintesi, le tue esperienze didattiche?

F.: Dal 2001 fino al 2010 ho insegnato Salsa e Folclore Afro-Cubano.
Dal 2004 al 2009 ho insegnato Danza Orientale.
Dal 2009 DANZA ESPRESSIVA ARABA®.
Nel 2011 apro il laboratorio didattico ALCHIMIE. Si tratta di un laboratorio coreografico di Danza Espressiva Araba, dove la Danza Orientale trascende dal mero intrattenimento esotico/erotico con cui questa danza viene ormai vista e proposta da alcuni anni a questa parte, per restituirle una dimensione artistica e teatrale utilizzando elementi di Danza Contemporanea, spunti di Danza Classica e movimenti rubati alle danze del bacino mediterraneo e mediorientale.
Il laboratorio è una realtà che non potrebbe esistere senza il supporto di alcune persone speciali, senza le quali non sarebbe potuto diventare realtà.
Mio marito Carmine Pongelli, percussionista, musicista e consulente musicale con cui scegliamo accuratamente le musiche da utilizzare.

C.: Certo! E scusa se interrompo ma ne approfitto per salutare Carmine, bravissima persona oltre che preparatissimo musicista.

F.: Poi il mio caro amico giornalista, scrittore e conduttore radiofonico Angelo de Nardis con cui scegliamo ed adattiamo testi teatrali. La mia insostituibile assistente Tiziana de Lellis che coordina il gruppo e mi solleva da tutta una serie di “rogne” organizzative. E ovviamente tutti i ballerini e le ballerine del gruppo; i solisti: Antonella Monte, Chiara Giordani, Cristian Petroni, Gianni Vitarelli, Tiziana de Lellis. Il Corpo di ballo Le Muse: Alessandra Fazi, Colomba Siniscalchi, Elisa Fanni, Giulia Reali, Tiziana de Lellis e la partecipazione del maestro di salsa Ciro Iacovelli.

C.: Francesca, ci racconti dei tuoi progetti? Ho avuto la fortuna di assistere ad una tua esibizione che riguarda l’ultimo di essi. Sei bravissima ed è meraviglioso vedere con quanta grazia, armonia e completezza si fondano insieme tanti e vari elementi stilistici diversi.

F.: Grazie! Il primo lavoro: lo studio e la realizzazione della coreografia sul brano Orobroy di Dorantes, brano che venne successivamente inserito nello spettacolo “Incanto tra Oriente e Occidente”, fantasia di danza Araba, Sivigliana e Danza Contemporanea.
Decisi poi di lavorare su un concetto che m’aveva sempre affascinato, gli stati alchemici della materia. Coreografai tre quadri: OPERA AL NERO, in cui la materia si dissolve, putrefacendosi; OPERA AL BIANCO, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi; OPERA AL ROSSO, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi. Nasce così “Alchimia Suite”, suite di Danza Espressiva Araba®,  in tre quadri.
Dopo questi due lavori decisi di dedicarmi a qualcosa che avesse una sequenza drammaturgica e non più un semplice montaggio combinatorio, e così nacque “SALOME’ hai conquistato il suo cuore col solo scricchiolio dei tuoi calzari”, tratto dalla novella “Herodias” di Gustave Flaubert ed ispirato all’opera “Salomè”, di Carlos Saura.
Salomè e la sua danza dei sette veli è un vecchio clichè della danza del ventre ed è stato divertente ed istruttivo inserirlo in un contesto drammaturgico, nel tentativo di renderlo il più possibile originale e correttamente contestualizzato.
Insieme a Salomè hanno preso vita personaggi che hanno danzato “in lingue diverse”.
Erodiade:  moglie di Erode, madre di Salomè, arrivata da Roma Caput Mundi alla conquista di potere per sé e per sua figlia. Maestra nell’intrigo politico, muovendosi con la forza misurata della danza contemporanea dagli echi orientali, riesce a raggiungere i propri macabri obbiettivi senza macchiarsi di alcuna colpa anzi, lasciando che essa ricada sugli ignari suoi comprimari che hanno agito come burattini, sottilmente manovrati da una donna senza scrupoli.
La bella Salomè, algida, indifferente a ciò che la circonda, giovane e capricciosa. Le sue sono le movenze sinuose della danza orientale, movenze che ci dicono: sono femmina, sono bella, tutto posso. Distante e fredda, in grado di sedurre il suo patrigno Erode e portarlo a concederle qualsiasi cosa ella volesse, seduce e repelle. Ma affascina sempre.
Aggressivo come solo un re può essere, Erode Antipa è nobile. Sfrontato e privo di timori racconta la sua storia con i passi della salsa, delle danze caraibiche e latino americane. Erode è talmente certo della sua sovranità da non rendersi conto della propria suggestionabilità e di essere, in fondo, una persona superficiale e anche – perché no – fragile.
Il Battista: barba lunga e locuste per pranzo. Profeta finale. Inarrivabile però nella purezza dello spirito. Le movenze sono quelle della sua anima che si si libra grazie alle tecniche della danza classica. Lieve, non terreno. Al di sopra della materia. (Testi di Angelo de Nardis).

C.: E siamo finalmente arrivate al progetto in corso!F.: Infatti. Attualmente sto lavorando alla messa in scena di “CARMEN L’amour est un oiseau rebelle”, suite di danza tratta dall’opera di Georges Bizet, con una particolare selezione musicale che va dal jazz di Enrico Rava agli adattamenti in chiave afro-cubana di brani classici dei Klazz Brothers, passando per la meravigliosa interpretazione della Carmen che ci ha lasciato Maria Callas e la coinvolgente versione di Rodion Shchedrin, oltre che la bacchetta del direttore Toscanini.Carmen è una donna che sa amare senza avere il bisogno di legarsi. Don Josè, al contrario, è un uomo possessivo e violento.

I due si incontrano, si trovano, si amano, ma le loro opposte concezioni dell’amore tenderanno drammaticamente a scontrarsi.
Lui desidera che lei, per amor suo, lasci tutto; lei non accetterà ma gli offrirà un’alternativa: quella di esser lui a lasciare la propria vita e a seguirla. In fondo perché deve essere sempre la donna a rinunciare a tutto? Lui non accetterà, la rottura sarà inevitabile.
Lei troverà un altro uomo, più affine al suo indomito spirito libero, il toreador Escamillo.
Don Josè, folle di rabbia per esser stato abbandonato, vive la nuova storia di Carmen come fosse un affronto personale, un vero e proprio tradimento.
Convinto che lei gli appartenga ancora, quando invece il concetto stesso di appartenenza era alieno al pensiero di Carmen, Don Josè irrompe nelle loro vite e tenta di separarli cercando di riprendersi quella che lui, a torto, considera la “sua” donna. I due uomini lotteranno acremente.
Lei, ritenendo di non essere un trofeo alla mercé di uno qualsiasi fra i due possibili vincitori, lotterà fieramente contro entrambi.
I due uomini avranno reazioni indecorosamente simili ma tragicamente diverse: Escamillo abbandonerà la scena, convinto che non valga la pena lottare per una siffatta femmina. Don Josè, invece, reso pazzo dalla gelosia e dall’impossibilità di avere Carmen sempre e solo per sé, arriverà ad uccidere colei che ama: se non può essere sua allora non sarà di nessun altro.
In origine questo lavoro non era inteso come un messaggio contro la violenza sulle donne, desideravamo semplicemente rendere omaggio ad uno dei personaggi femminili più amati dell’opera e della danza classica.
La chiave di lettura sociale di genere si è fatta preponderante durante la fase di lavorazione, chiave di lettura che abbiamo abbracciato con entusiasmo, dandoci così la possibilità di dare un piccolo personale contributo, da umili guitti quali siamo, all’impegno contro questo abominio. (Testo di Carmine Pongelli)

C.: Bellissimo! Come accennavo prima, ho gustato un estratto da questo progetto. In ultimo, ci sono eventi che ci vuoi segnalare e che ti vedono coinvolta?

F.: Sì, volentieri! 8 – 9 GIUGNO 2013: due giorni di spettacoli e lezioni di danza per sostenere Baghdad Marathon, alle Terme di Caracalla, Stadio Nando Martellini.
Si tratterà di un viaggio nel mondo delle danze orientali: dal folclore arabo alla danza indiana, passando per tante meravigliose fusioni.
Ci sarò anche io, con un laboratorio coreografico di Flamenco Arabo sulle meravigliose note dell’Habanera, cantata da Maria Callas e per l’anteprima dello spettacolo Carmen.
Vi aspettiamo!

C.: Grazie a Francesca e complimenti sinceri per la sua attività artistica, per la serietà e la professionalità con cui la porta avanti, mirando a livelli alti anche se questo comporta, spesso, l’andare contro corrente e scegliere percorsi più ardui e meno compresi dal pubblico e non solo.
Vi saluto tutti suggerendovi di approfondire le notizie su Francesca del Carmen e di gustare qualche video, collegandovi alla sua pagina facebook

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e al canale YouTube

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A presto!
Cinzia Merletti

Cinzia Merletti

Cinzia Merletti è musicista, didatta, saggista. Diplomata in pianoforte, laureata in DAMS, specializzata in Didattica e con un Master in Formazione musicale e dimensioni del contemporaneo. Ha scritto e pubblicato saggi sulla musica nella cultura arabo-islamica e mediterranea, anche con CD allegato, e sulla modalità. Saggi e articoli sono presenti anche su Musicheria.net. Ha all'attivo importanti collaborazioni con musicisti prestigiosi, Associazioni culturali e ONG, enti nazionali e comunali, Conservatorio di Santa Cecilia, per la realizzazione di eventi artistici, progetti formativi ed interculturali tuttora in corso.

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