Daesh Turchia Zoom

Erdogan sul piede di guerra

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Daily News Egypt (27/07/2015) Traduzione e sintesi di Chiara Cartia

La Turchia sta bombardando i bastioni di Daesh (ISIS)  ma anche quelli del PKK curdo. Il corrispondente turco Reinhard Baumgarten sostiene che questa operazione stia mettendo in pericolo il processo di pace tra Ankara e i curdi.

Gli estremisti stanno avendo la meglio e il processo di pace all’interno della Turchia pende dalle labbra di una minaccia. Ora aspettiamo tutti una dichiarazione da parte del leader del PKK Abdullah Ocalan, che si trova nella prigione di Imrali. Forse ha già- o gli piacerebbe- fatto una dichiarazione. Forse le sue parole non hanno il permesso di uscire dall’isola nel mare di Marmara.

Da ieri Ankara e il PKK si sono ritrovati di nuovo in una guerra de facto. In una dichiarazione pubblicata su Internet il ramo militare del PKK ha annunciato la fine del cessate il fuoco che entrambe le parti avevano firmato nel 2013. Una parola di Ocalan potrebbe rovesciare la situazione. Ma è quello che vuole? È quello che Ankara vuole?

E cosa vuole il Presidente Recep Tayyip Erdogan? Il leader di 61 anni ha cercato di riconciliarsi con i curdi turchi come nessun’altro prima di lui e merita di essere rispettato per questo tentativo. Ma con gli attacchi aerei sferrati sui bastioni del PKK ha intrapreso un nuovo percorso. Non che abbia improvvisamente cambiato le sue convinzioni, piuttosto ha riconosciuto che le dinamiche nella regione si sono sviluppate in un modo a lui inaspettato.

Ora sta cercando di correggere il tiro con le bombe e i razzi. Questi razzi stanno colpendo il gruppo militante Daesh con cui Ankara è stata molto tollerante per anni, per non dire che lo ha attivamente supportato. E stanno colpendo anche il PKK. I curdi siriani sono riusciti a far indietreggiare Daesh con l’aiuto del PKK in posti quali Kobane e Tel Abyad, simboli della resistenza curda, suscitando la disapprovazione di Ankara per i successi curdi.

Altri fattori che disturbano Erdogan sono la performance dell’HDP (Partito democratico dei popoli) pro-curdo, insieme alla perdita della maggioranza assoluta del suo proprio partito (l’AKP: partito per la Giustizia e lo Sviluppo) alle elezioni parlamentari del 7 giugno di quest’anno. Oggi la Turchia non ha ancora un nuovo governo. Erdogan e il suo Primo Ministro Ahmet Davutoglu stanno forse scommettendo su nuove elezioni in cui un’ondata di fervore patriottico emersa dalla strumentalizzazione della paura del terrorismo spazzi via l’HDP dal Parlamento? Questa teoria non è da prendere in conto.

Se andasse a finire così, il processo di pace si fermerebbe, dal momento che molti curdi si vedrebbero spogliati di qualsiasi speranza di partecipare al processo politico. Ma quanta stabilità e che sviluppo economico  potrebbe conoscere la Turchia grazie a un compromesso con i curdi! Non è solo Erdogan a dover essere criticato. I membri estremisti all’interno del PKK hanno usato le uccisioni e gli attacchi militari come strumenti per sabotare un eventuale accordo di pace. Se il PKK aggiunge al terrore dei fanatici del Daesh il suo, la Turchia deve aspettarsi un periodo turbolento.

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Chiara Cartia

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