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Erdoğan minaccia i turchi e i suoi vicini

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La politica di Recep Tayyep Erdoğan non soddisfa né la Turchia né il mondo intero, mentre il presidente avanza nuove minacce

Di Jihad el-Khazen, Al-Hayat (23/10/2016). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Credevo di non poter essere ingannato da nessuno, ma ho dovuto ricredermi col presidente turco, Recep Tayyeb Erdoğan. Ero certo, infatti, che quest’ultimo incarnasse l’esempio di un governatore islamico e democratico, ma, al contrario, egli non è nient’altro che un dittatore o un sultano.

Mentre le notizie dalla Turchia restano sotto il controllo governativo, il presidente continua a chiedere agli Stati Uniti l’espulsione dal paese del predicatore Fetüllah Gülen, accusato del tentato golpe del luglio scorso. La Turchia sembra aver inviato a Washington le prove del suo coinvolgimento e attende una conferma da parte della magistratura americana. Alcuni esperti però sostengono che la richiesta turca non verrà accolta dagli Stati Uniti e questo potrebbe incrinare i rapporti tra i due Paesi.

Quanto accaduto non ha impedito allo stesso Erdoğan di insistere nel tentativo di trasformare la Turchia in un paese presidenziale, concentrando tutti i poteri nelle mani dello stesso presidente. A tale progetto si era opposto l’ex primo ministro, Ahmet Davotuğlu, a cui sono seguite le sue dimissioni, o probabilmente è stato costretto a lasciare il posto all’attuale successore, Binai Yildirim. Quest’ultimo sembra, invece, essere in linea con il presidente e si annuncia la possibilità di un referendum in Turchia per decidere o no del passaggio ad un governo presidenziale.

Nel frattempo, continua la liquidazione di avversari al potere, che vede centinaia di leader dell’esercito turco e addetti militari rifugiarsi all’estero, mentre pubblici ministeri vengono licenziati o arrestati, in attesa di processo con l’accusa di aver preso parte al golpe. Il numero dei magistrati arrestati raggiunge ora i 189. Persino gli stranieri non sono riusciti a sfuggire all’ira del governo, e tra questi ricordiamo l’insegnante americana, Kesley Dean, accusata di intrattenere legami col gruppo islamico turco e il marito della nota scrittrice turca, Elif Shafak, Ayyub Kan, ricercato in Turchia con accuse piuttoste vaghe.

Per quanto concerne la Siria, Erdoğan muove verso la costruzione di un muro alto 911 km al confine turco-siriano, i cui lavori dovrebbero completarsi la prossima primavera, secondo quanto riferito dal ministro della Difesa, Fikri Işik. E questo non ha impedito al presidente di penetrare in Siria ed annunciare la creazione di una zona cuscinetto per accogliere i rifugiati siriani presenti sul territorio turco. A tutto si aggiunge la presenza di alcune forze turche a Mosul, e precisamente a Bashiqa, il cui compito principale consiste nell’addestrare iracheni sunniti e turcomanni nella lotta contro Daesh (ISIS).

In altre parole, la politica di Erdoğan non soddisfa nessuno nella regione e nel mondo intero; nonostante ciò, il governo non tenta di cambiarla, anzi minaccia i media globali per la posizione presa contro il paese, accusando il predicatore Gülen di essere a capo della guerra mediatica contro la Turchia. Ma quanti crederebbero alle tendenze manipolatrici di un anziano predicatore rifugiatosi in Pennsylvania, mentre le parole del presidente Erdoğan annunciano una possibile terza guerra mondiale, in seguito all’alleanza tra Stati Uniti e Russia circa la questione siriana?

Jihad el-Khazen è un giornalista libanese ed editorialista del giornale panarabo Al-Hayat.

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