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Egitto: quale giustizia per i martiri?

Al Masry Al Youm (24/01/2013). I numeri parlano chiaro: su 135 ufficiali di polizia sotto processo per aver ucciso i manifestanti durante le proteste del 2011, solamente 2 sono stati condannati ( a soli 5 anni di reclusione). L’ultima batosta alle famiglie delle vittime è arrivata il 13 gennaio, quando una corte di Beni Suef ha rilasciato 14 imputati sospettati di aver ucciso manifestanti disarmati. Analoghe assoluzioni sono avvenute negli ultimi due anni in tutto l’Egitto.

Molte organizzazioni per i diritti umani descrivono un quadro assai scoraggiante a due anni dalla cacciata di Mubarak. Qualcuno avrà pur ucciso queste 840 persone.

In un dossier chiamato “La rampante impunità: ancora nessuna giustizia per le vittime del 25 gennaio “, Amnesty International accusa  Morsi di aver fatto ben poco per prendere le distanze dai suoi predecessori, istituendo delle generiche commissioni d’inchiesta che sembrano più adatte a placare momentaneamente la rabbia delle masse che a portare a dei veri risultati.

Ciò che emerge da questi scoraggianti dati è che numerosi organi ed istituzioni, dal ministero degli Interni alla magistratura erano e continuano ad essere impegnati a preservare le forze dell’ordine da accuse e condanne. Referti medici, testimonianze, armi, video, intercettazioni, nulla è servito a provare la colpevolezza degli ufficiali imputati. Nessuna condanna per le stragi di Maspero, Port Said, Mohamed Mahmoud.

Il regime è caduto, Shafik non ha vinto, gli islamisti sono al potere, ma nulla è cambiato!

Luca Pavone

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