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Dubai, la città del fasto e della dismisura

Di Akram El Kébir. El Watan (03/06/2014). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Da trent’anni a questa parte, Dubai è diventata sinonimo di dismisura e di lusso, abbandonando il suo primigenio aspetto di zona desertica nella quale gli abitanti e le abitazioni si contavano sulle dita di una mano.

Oggi, Dubai conta 2 milioni di abitanti ed è diventata una meta turistica inevitabile: solo nel 2013 ha accolto 10 milioni di turisti. I suoi hotel più stravaganti arrivano ad avere sette stelle. Il più celebre è Burj al-Arab, inaugurato nel 1999 e alto 321 metri.

Appena arrivati si rimane soggiogati dall’aeroporto internazionale, il secondo al mondo in ordine di grandezza. La metro che percorre la città da parte a parte è stata concepita da giapponesi e dà l’idea di come la città sia stata dotata di tutte le infrastrutture necessarie a far vivere agevolmente abitanti e turisti. Nell’ultimo vagone, su di un’insegna si legge: “For ladies”: le donne che non desiderano mescolarsi con gli uomini possono avere uno spazio tutto per loro.

L’esigenza di combinare la religione al turismo porta al divieto del consumo di alcool al di fuori degli hotel. Le serate nelle discoteche iniziano alle 21:00 e al più tardi possono finire alle 03:00. Una particolarità: il martedì, negli ambienti altolocati, lo champagne è gratuito per le donne.

Con l’obiettivo di diventare la meta per eccellenza dello svago e dell’eccesso, la città ha lanciato progetti mirabolanti: nel 2010 è stato inaugurato il grattacielo più alto al mondo (828 metri) che all’inizio doveva esser chiamato “Burj Dubai”. In effetti, quando la crisi ha investito l’emirato, questi non ha potuto far fronte all’indebitamento ma è riuscito a risollevarsi grazie agli emirati vicini che hanno voluto salvare la loro “vetrina internazionale”. La torre è stata allora chiamata “Burj al-Khalifa” dal nome del “salvatore” di Dubai: lo sheikh di Abu Dhabi Khalifa bin Zayed al-Nahyane.

Vicino alla torre si trova uno dei centri commerciali più vasti al mondo: il Dubai Mall. Si estende su 836.000 mq e vicino ha un altro centro commerciale al cui interno si può sciare. Queste strutture avveniristiche si vanno ad abbinare alle isole artificiali a forma di palma e al progetto in corso di costruire una serie di isolotti in pieno mare che andrebbero a formare la mappa geografica mondiale.

Accanto a questo fasto, si accumulano però i lati più discutibili come la concentrazione dei poteri del sovrano nonché vice-primo ministro di Dubai, Rashid al-Maktoum, che ha il suo ritratto affisso ovunque. O il fatto che i lavoratori emigrati che lavorano nei cantieri, per lo più indiani, pakistani e filippini, non abbiano diritto di costituire un sindacato né di fare sciopero, né tanto meno di rivoltarsi.

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Chiara Cartia

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