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Come sarà distrutto Israele senza l’uso delle armi

Di Daniel Abraham. Haaretz (6/01/2012). Traduzione e sintesi di Giusy Regina.

Israele ha bisogno della nascita di uno stato palestinese più dei palestinesi stessi. Se non riesce infatti a raggiungere la soluzione dei due stati, presto o tardi, sarà Israele a pagarne le conseguenze più alte, ovvero a scomparire, sia come stato ebreo che democratico. E sarà colpa nostra (dico nostra come ebreo, anche se non israeliano, in quanto non c’è nulla che mi stia più a cuore della sopravvivenza di Israele).

Sergio Della Pergola, professore all’università ebraica che studia demografia, ha affermato che già attualmente non si ha una maggioranza ebraica, neanche sommando le aree di Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza. Sempre secondo le previsioni del professore inoltre, il tasso di natalità palestinese supera di gran lunga quello israeliano, portando quindi la maggioranza araba a diventare col tempo sempre più schiacciante.

Può dunque Israele sopravvivere come stato ebreo, se gli ebrei saranno sempre più una minoranza nel loro stesso stato?

La risposta degli alti funzionari del governo israeliano è stata: “La rapida crescita della popolazione palestinese non è affatto una minaccia per la sopravvivenza di Israele, in quanto Israele non incorporerà mai nel suo stato la popolazione palestinese della Cisgiordania. Tali previsioni sono dunque errate”. Ecco, questo atteggiamento del governo israeliano è del tutto fuorviante. Come si può pensare che migliaia di palestinesi (maggioranza) che vivranno sotto il governo israeliano (minoranza) accetteranno le leggi che li privano di diritti civili e non solo, senza batter ciglio?

Il vero problema è che Israele non può pensare davvero di controllare e gestire un territorio come la Cisgiordania, la cui maggioranza degli abitanti non solo non sono cittadini israeliani, ma non si vedono neanche riconosciuti determinati diritti basilari.

Se Israele non trova una soluzione adesso, il futuro è scritto: verrà il giorno in cui i palestinesi saranno così tanto più numerosi degli ebrei, che Israele dovrà dar loro diritto di voto. Gradualmente il parlamento israeliano raggiungerà anche una maggioranza di delegati palestinesi, che avrà come primo obiettivo quello di cambiare il nome dello stato da Israele a Palestina, riflettendo per giunta quella che è la maggioranza dei suoi cittadini/abitanti. Secondo obiettivo sarà trasformare la “legge del ritorno” in un vero e proprio disegno di legge che permetterà a tutti i palestinesi e discendenti rifugiati di ritornare in Israele/Palestina. Ed ecco che Israele come lo conosciamo oggi non esisterà più. E senza armi.

Tutto questo può essere evitato: sia Abu Mazen che l’Autorità Palestinese vogliono trovare un accordo di pace e, anche se moltissimi israeliani non vogliono vedere, dopo oltre cinquanta incontri, posso assicurare che le intenzioni di Abu Mazen di fare ciò sono realmente sincere. Due stati, uno accanto all’altro. E secondo gli ultimi sondaggi, circa il 70-80% degli israeliani approva la soluzione della nascita di uno stato palestinese smilitarizzato accanto a quello d’Israele, secondo i confini del 1967.

Dall’olocausto in poi gli ebrei hanno sempre voluto credere che la nostra sopravvivenza dipendesse solo ed esclusivamente da noi stessi, e anche gli israeliani sono convinti della stessa cosa. Ben Gurion, primo ministro del neonato stato di Israele, amava ripetere:” ciò che conta è quello che fanno gli ebrei”. Sicuramente Israele deve rimanere lo stato militarmente più forte in Medio Oriente, ma ciò non è sufficiente ad assicurargli la vita. L’altra condizione fondamentale è la nascita di un vicino stato palestinese. E se gli ebrei non lo capiscono adesso e non agiscono adesso, possiamo stare sicuri che se forse gli ebrei sopravviveranno, il loro stato certamente no.

http://www.haaretz.com/opinion/how-israel-will-be-destroyed-without-one-shot-being-fired.premium-1.492271