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Che vuol dire Daesh a Yarmouk per il regime siriano?

Di Sharif Nashashibi. AlArabiya (20/04/2015). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

La presa da parte di Daesh (ISIS) di gran parte del campo di Yarmouk in Siria è stata diffusamente dipinta come una minaccia al regime siriano, vista la vicinanza della sede del potere di Assad, nella stessa Damasco. In realtà, un tale sviluppo beneficia Assad in diversi modi. Prima dell’avanzata di Daesh, Yarmouk era in gran parte controllato da palestinesi e da ribelli siriani in opposizione al regime. Loro, e non l’esercito, sono stati presi di mira dai jihadisti: questo è tipico della strategia militare generale di Daesh col suo andare a caccia delle forze anti-Assad.

Il concentrarsi del mondo sull’avanzata jihadista a Yarmouk fa molto comodo ad Assad, le cui forze assediano il campo dal 2012. Molte delle attuali informazioni e notizie danno come l’impressione che il disastro umanitario a Yarmouk sia iniziato con Daesh, piuttosto che negli anni di bombardamenti spietati da parte del regime e di un assedio paralizzante che ha causato la morte per fame dei rifugiati palestinesi.

La ferocia del regime a Yarmouk non ha mai ricevuto un’attenzione adeguata, ora è nel migliore dei casi un ripensamento, se non qualcosa di completamente dimenticato. In modo grottesco, con l’ONU, funzionari esteri e gruppi di aiuto che si rivolgono al regime per una soluzione, Assad si posiziona come l’unico potenziale salvatore del campo. Ciò rappresenta un’estensione della tendenza della gente che sostiene la cooperazione col regime contro Daesh, malgrado tutta la morte e la distruzione compiuta da Assad.

In modo simile, con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) che si rivolge al regime in cerca di aiuto, e con quest’ultimo che esprime la propria volontà di fornirlo, Assad cerca di rivendicare il mantello di difensore dei palestinesi nonostante l’ucciderli e il farli morire di fame. Questo può essere visto come uno schiaffo in faccia a Hamas, che sostenne la rivoluzione siriana ai suoi inizi, ostacolando così l’abilità di Assad di dipingersi come campione della causa palestinese.

Le azioni dei jihadisti e del regime a Yarmouk hanno beneficiato entrambi. L’assedio ha duramente indebolito i ribelli nel campo, che ha consentito a Daesh di prenderne il controllo velocemente. Ciò ha condotto a maggiori bombardamenti da parte del regime su Yarmouk, compreso coi temuti barili-bomba. “L’uso di barili-bomba contro una popolazione civile assediata e affamata è un’ulteriore dimostrazione del fatto che il governo siriano viola il diritto umanitario internazionale ed è insensibile verso i civili,” ha detto Amnesty International questo mese, riferendosi a Yarmouk.

“Risparmiare la vita dei civili non entra nell’equazione quando decidono di bombardare un’area… Bombardare e sganciare barili-bomba su una popolata zona di civili è un crimine di guerra,” ha detto ancora. Legittimo chiedersi come Daesh abbia potuto invadere il campo se si trova sotto uno stretto assedio imposto dal regime. L’intero episodio è stato di beneficio per Assad su così tanti livelli che ha scatenato accuse di collusione, stimolate dalla storia del rapporto tra i due. A conti fatti, l’avanzata dei jihadisti a Yarmouk sembra non aver fatto nulla per indebolire l’assedio.

Sharif Nashashibi è un giornalista che collabora con Al-Arabiya, The Middle East e The Guardian.

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Claudia Avolio

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