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Charlie Hebdo: nessuna giustificazione al terrorismo

terrorismo

Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (08/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

In copertina una vignetta di Raul Arias.

Non c’è differenza tra coloro che hanno ucciso i giovani della tribù siriana al-Sheitaat, coloro che hanno schiavizzato le donne yazidi in Iraq, coloro che hanno ucciso le guardie di frontiere in Arabia Saudita e coloro che hanno ucciso i giornalisti di Charlie Hebdo a Parigi. Gli aggressori sono l’estremismo e l’estremismo è tra noi, è tra i musulmani. La fonte del crimine è la stessa, anche se la scena è diversa.

Stiamo attraversando una situazione drammatica. È l’inizio di un’ondata di violenza radicata in organizzazioni terroristiche retoriche e capaci. Potremmo assistere a crimini ancora più sanguinosi delle pratiche quotidiane perpetrate da Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) e dal Fronte al-Nusra.

Non abbiamo bisogno di incolpare gli assassini perché sono terroristi i cui piani e la cui ostilità contro il mondo è chiara. Tuttavia, incolpiamo coloro che giustificano i crimini di questi terroristi e coloro che cercano di ingannare i musulmani con bugie e pretesti. Alcune persone hanno persino scritto difendendo l’atroce crimine dell’assassinio dei giornalisti francesi che ha sconvolto il mondo. Quale ignorante potrebbe pensare che un governo possa cospirare per uccidere i propri cittadini in modo da servire una macchinazione straniera? Che tipo di assurdità e ignoranza potrebbe farci abbassare al punto da giustificare l’uccisione di colleghi giornalisti?

Chi giustifica un assassino copre e legittima i terroristi in un momento in cui dovremmo tutti essere in prima linea insieme a chi condanna queste azioni. Coloro che difendono i terroristi devono rendersi conto della gravità dei crimini che stanno commettendo. Nel corso degli anni, queste azioni hanno assicurato al terrorismo una base nella nostra regione. I loro peccati non sono meno gravi dei crimini di Daish e al-Qaeda. Hanno ingannato milioni di persone presentando i gruppi terroristici come difensori dei diritti e dell’esistenza della diaspora musulmana.

Parigi è l’ennesimo bersaglio della stessa ideologia, violenza e dello stesso caos generato dai media che prende di mira la nostra regione dall’Iraq alla Siria, dallo Yemen alla Somalia alla Libia, e prima ancora a Riyad, New York e persino Doha. Nessuna capitale araba è stata risparmiata da questo male che è il risultato naturale del pensiero estremista religioso e delle ingannevoli notizie dei media. È a causa loro che la nostra regione è ancora incapace di uscire da questo tunnel di terrorismo che è ormai diventato una minaccia al mondo intero.

La minaccia dell’estremismo islamico è cresciuta ed è più grande di qualsiasi tentativo di giustificarlo o rimanere in silenzio. È diventato il pericolo più grande per la stabilità mondiale ed è oggi l’unica causa che unisce le superpotenze, dalla Cina alla Russia, dagli Stati Uniti all’Europa. Tenendo in considerazione il diffondersi di questa minaccia islamica estremista, questi Paesi non rimarranno in silenzio quando la malattia del terrorismo arriverà sul loro territorio e non accetteranno nessuna ignorante giustificazione o dichiarazione che si vanta di quanto accaduto in Francia e in altri Paesi.

Abdulrahman al-Rashed è ex caporedattore del quotidiano Asharq al-Awsat e ex direttore generale di Al-Arabiya.

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Roberta Papaleo

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